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Il Coronavirus spiegato dal Pneumologo

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APPROFONDIMENTI

A cura di

Prof. Gianfranco Schiraldi

Staff Servizio Pneumologia

CHE COS'È IL CORONAVIRUS? 

I coronavirus sono Virus a RNA scoperti negli anni sessanta, responsabili del comune raffreddore.

Questa famiglia di virus colpisce solitamente gli animali, causando diarrea nelle mucche e nei suini e malattie respiratorie nei polli. In rari casi, ricorrendo condizioni favorevoli, il virus è in grado di compiere un “salto” da una specie a un'altra e infettare gli esseri umani.

I Coronavirus noti ad oggi sono 7:

  • Sars
  • Mers
  • 229 alpha*
  • NL63 *OC 43 beta*
  • HKU1 beta*
  • Cov-SARS2 responsabile della malattia COVID 19

(* per lo più causano raffreddori, ma possono essere responsabili anche di gravi polmoniti mortali).

QUALI SONO I SINTOMI?

L'infezione da coronavirus presenta inizialmente i sintomi della maggior parte delle malattie respiratorie: 

  • febbre o febbricola;
  • tosse secca o con catarro;
  • congiuntivite (è uno dei primi sintomi)
  • bassa ossigenazione del sangue (saturimetria inferiore al 90%)
  • dolori muscolari;
  • raffreddore;
  • mal di gola;
  • mancanza di respiro;
  • magari un po' di sangue nel catarro;
  • nausea/ vomito/diarrea;
  • anosmia (perdita di olfatto); 
  • ageusia (perdita di gusto); 
  • lesioni cutanee simili alla varicella sul tronco e simili ai "Geloni" nei bambini, a volte come orticaria;
  • tromboflebiti ai piedi ed arti inferiori;
  • mal di testa.

In corso di malattia respiratoria, molto tipici per COVID -19 sono perdita o variazione di olfatto (non sentire gli odori) e di gusto; tromboflebiti arti e piedi: non sono una complicazione tipiche di influenza comune; inoltre la misurazione dell’Ossigeno nel sangue che si abbassa fino valori pericolosi.

COME SI DIAGNOSTICA? 

La diagnosi attualmente avviene tramite l'anamnesi, cioè l'interrogazione del paziente (quali sono i sintomi, proviene da zone note per l'infezione) e la visita, che possono far sospettare la malattia.

Può essere utile radiografia del torace, meglio la Tac con mezzo di contrasto, che mette in evidenza eventuali lesioni tipiche delle infezioni polmonari virali che colpiscono soprattutto l'interstizio con atteggiamento tipico "ad ali di farfalla" e può evidenziare la tromboembolia polmonare. Il quadro può complicarsi con l'avanzare della malattia e l’eventuale sovrainfezione batterica ed il formarsi di addensamenti polmonari.

Di importanza fondamentale sono attualmente i tamponi nasofaringei e i test sierologici.

LEGGI ANCHE: TAMPONE PER IL CORONAVIRUS: COME FUNZIONA, QUALI ALTERNATIVE

QUANTO È PERICOLOSO IL COVID-19? 

Le conseguenze sono molto variabili e passano da un comune raffreddore a una sindrome influenzale importante fino alla polmonite interstiziale e alla tromboembolia polmonare. Molto dipende dallo stato immunitario dei pazienti.

Nella prima ondata di contagi avevamo poche informazioni e ci sembrava essere una semplice sindrome influenzale, però con una mortalità superiore: del 3% rispetto allo 0,1% dell’influenza comune, quindi nettamente superiore. È da ricordare che, in Italia, l’Influenza nell’inverno 2018-2019 aveva causato oltre 7.500 morti, l’Asiatica del 2017 oltre 30.000 e circa 2 milioni nel mondo.

In seguito abbiamo scoperto che, oltre a poter causare una polmonite interstiziale (come altri virus), causa anche una tromboembolia polmonare (entrambi sono eventi molto gravi che causano insufficienza respiratoria con necessità di somministrazione di eparine e di ossigeno fino all’intubazione) e che può colpire altri organi: sia il cervello che il sistema nervoso periferico; anche cuore e sistema circolatorio periferico (con infarti e tromboembolie arteriose anche degli arti); i reni possono essere colpiti fino all’insufficienza renale. Anche il fegato e la cute possono avere danni.

Su queste infezioni virali può sovrapporsi un'infezione batterica che aggrava la malattia e rende necessaria un'adeguata terapia antibiotica.

Nel caso in cui colpisca soggetti fragili per patologie importanti preesistenti come le cardiopatie, il diabete, le patologie croniche respiratorie, i malati con tumori, gli obesi, gli immunodepressi, in cui le difese immunitarie sono depresse, la difesa contro il virus diventa più precaria rendendo così necessario il ricovero, la terapia intensiva con somministrazione di ossigeno, e nei casi più gravi l’intubazione.

Ma non muoiono solo gli anziani e portatori di gravi patologie; purtroppo anche giovani senza alcuna pregressa malattia.

IL CONTAGIO AVVIENE PER VIA AEREA?

Il virus viene espulso con le goccioline di saliva emesse ad esempio con il respiro, con la tosse e gli starnuti. 

Occorre notare che le particelle emesse con la tosse, entro un diametro di 1,5 metri, ricadono poi al suolo, su tavoli o altri oggetti e non è chiaro per quanto tempo il nuovo coronavirus resti attivo su queste superfici: si parla di 9 giorni su plastica e metallo, mentre decade in poche ore sulla carta.

È confermato anche il possibile contagio fecale e con urine. In proposito si segnala che il virus resiste più giorni all'interno dell'intestino e delle feci, anche quando il tampone è tornato negativo.

Al momento comunque la via diretta aerogena rimane la più probabile.

Il periodo di incubazione (in cui si è asintomatici, ma si può diffondere la malattia) varia fra i 2 ed i 14 giorni, anche se la media è di 5-6 giorni).

Durante l’attività sportiva qual è la distanza da rispettare?

  • Camminata tranquilla (fianco a fianco o diagonale: 2 metri);
  • camminata veloce (4 metri);
  • corsa (10 metri);
  • bicicletta a ritmo veloce (15-20 metri).

IN CHE MODO IL VIRUS COLPISCE LE VIE RESPIRATORIE? 

Le particelle emesse con la tosse, gli starnuti e con il semplice respiro vengono inalate sia dal naso che dalla bocca e quindi, come nel comune raffreddore, scendono verso gli alveoli polmonari.

Il virus emesso può raggiungere i 4 metri con lo starnuto e la tosse, mentre un blando venticello può portarli fino a 6 metri.

Ma il contagio sembra possa avvenire anche tramite gli aerosol prodotti dalle feci e dall’urina nei bagni.

Toccarsi con mani infette naso, labbra e occhi è un’altra porta d’entrata.

COSA SI FA IN QUESTI CASI E QUAL È IL RUOLO DEL PNEUMOLOGO? 

Lo pneumologo deve per prima cosa proteggere sé stesso per evitare di diventare una fonte di contagio verso centinaia di pazienti fragili con patologie respiratorie quali l'asma, l'enfisema, la bronchite cronica ecc.

Deve tenersi aggiornato sui focolai di infezione per valutare i pazienti ed eventualmente isolarli e procedere con le misure previste: inviare i pazienti ad eseguire tamponi ed esami del sangue negli appositi centri allertando il Medico di Famiglia e l’ATS, oltre il Direttore Sanitario di Presidio.

Non deve essere allarmante, ma deve discernere tra i comuni casi e quelli che possono essere sospetti per coronavirus.

IL RUOLO DELLE MASCHERINE 

Le cosiddette mascherine chirurgiche sono estremamente utili nei pazienti che hanno la tosse, per non diffondere sia questo virus che i comuni virus del raffreddore e dell'influenza, mentre verso sé stessi l’efficacia è più bassa.

Comunque vari studi hanno dimostrato che la mascherina chirurgica è utile nelle situazioni a basso rischio (luoghi affollati; in coda al supermercato …); mentre nelle situazioni a rischio più alto, quali l’assistenza a un malato, è preferibile una protezione più adeguata con mascherina FFP2/3 che ha un filtraggio vicino al 99%. Se si indossa una FP2/3 con filtro bisogna anche mettere sotto la chirurgica, altrimenti si difende sé stessi, ma si diffonde la malattia agli altri.

Bisogna assolutamente indossare la mascherina in tutti i luoghi pubblici e di trasporto ma anche nei bagni comuni di uffici e negozi, infatti l’aerosol che si genera in questi ambienti può essere contagioso.

È importante che la mascherina aderisca bene al volto, quindi bisogna schiacciare bene sul naso la linguetta metallica superiore ed eventualmente accorciare, annodandolo, l’elastico che va sulle orecchie. 

Attenzione ad indossare la mascherina nel verso giusto: la parte colorata (azzurra o verde) deve essere all’esterno. Anche la barba andrebbe tagliata o almeno accorciata al massimo. Il naso deve essere coperto altrimenti la mascherina non serve a nulla.

Quindi se tutti indossano anche la semplice mascherina chirurgica la possibilità di contagio diventa quasi nulla.

Articolo del 05/03/2020, revisionato il 10/3/2021.


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