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Come gestire l'ansia e la paura della guerra?

Pubblicato il 15/03/2022 - Aggiornato il 21/03/2022

Prof. Gianluca Castelnuovo

Direttore Servizio Psicologia Clinica

Le conseguenze psicologiche del conflitto russo-ucraino

L'uomo moderno, per lo meno in Occidente, non è più abituato a scenari di guerra in Europa (o alle sue porte) come il conflitto Russia-Ucraina ormai attivo dal 24 febbraio 2022, come se le guerre, soprattutto quelle combattute sul campo con bombe, carri armati, missili, fosse un qualcosa del passato, un retaggio del secolo scorso ormai non più proponibile.

Studiandole sui libri di storia come eventi lontani nel tempo, ci eravamo ormai abituati al fatto che le guerre fossero un problema endemico delle popolazioni più arretrate in altre e lontane parti del mondo. Il conflitto russo-ucraino ci dimostra invece che la guerra sul campo, con combattimenti, morti e feriti fra militari e civili, esiste ancora vicino a noi.

L’uomo non impara dalla sua storia (nonostante la studi) e tende ad essere un soggetto irrazionale, con scelte basate più sulle emozioni che su analisi razionali costi-benefici, come ben ci ha dimostrato lo psicologo Daniel Kahneman, vincitore del Premio Nobel per l'economia nel 2002 grazie alla ricerca psicologica sulla teoria delle decisioni in condizioni d'incertezza.

Dunque è normale sperimentare un senso di incredulità e destabilizzazione psicologica perché questa guerra spazza via quel credo popolare, radicato nell'uomo occidentale europeo, secondo cui vi sono strumenti ben più potenti ed efficaci dei conflitti sul campo per risolvere le questioni fra stati sovrani, e quella credenza secondo cui la Seconda Guerra Mondiale rimarrà l’ultima e da ora in poi vi saranno solo negoziazioni diplomatiche.

Ci siamo invece dimenticati che eserciti e schieramenti sono sempre esistiti per la difesa (che presuppone che qualcuno svolga il ruolo dell’attaccante). La storia ci insegna come le guerre non abbiamo mai risolto problemi ma generato fratture e seminato odio e germe della vendetta per nuovi conflitti futuri.

La gestione dell'ansia e del senso di impotenza

Considerando che l’uomo tende per sua natura psicologica a ripetere gli errori e ad agire spinto da emozioni, spesso negative, come possiamo gestire un’ansia fisiologica, giustificata dagli eventi che accadono realmente intorno a noi?

  • Un primo suggerimento è gestire le informazioni che ci giungono tutti i giorni dai media: per noi il mondo è quello che ci viene comunicato per cui se tutto il giorno siamo collegati alle news e seguiamo le vicende militari come se fossimo degli strateghi sul campo, rischiamo di pensare che il mondo in questo momento sia solo guerra, distruzione, morte sofferenza (il nostro cervello crede alle informazioni di cui lo nutriamo quotidianamente).
    Dobbiamo invece limitare l'accesso ai media a pochi momenti di aggiornamento (3-4 massimo al giorno) e diamoci il permesso di informarci su altro, tenendo conto che stanno accadendo bellissime cose nel mondo, indipendentemente dalla guerra. Dunque maggiore spazio alle good news per evitare un alone di catastrofismo legato a guerra, crisi economica, Covid.
     
  • Di fronte poi alla sensazione di impotenza, soprattutto in relazione alle condizioni di sofferenza dei profughi, è importante abbandonare un atteggiamento di immobilismo o “congelamento emotivo” e passare a una praticità che si basa su un semplice principio: “cosa posso fare io di concreto in questa situazione senza pretendere di essere il salvatore del mondo?”.
    Un aiuto economico, la disponibilità di ospitare profughi quando raggiungeranno nelle nostre città, le azioni di supporto alle associazioni di volontariato: questi sono tutti gesti in cui il nostro aiuto si può esprimere in maniera concreta occupandoci (ci pre-occupiamo già abbastanza) di tutte queste azioni positive che ci fanno anche sentire che l'umanità, pur nella sua irrazionale confusione, ha tanti volti che non sono solo quelli del dominio e della prevaricazione, ma anche quelli della solidarietà e dell’aiuto di chi si ricorda che, russi o ucraini o di altra nazionalità, siamo tutti esseri umani di pari dignità.

Per strumenti più concreti per gestire alcune situazioni psicologiche critiche (ad esempio come spiegare la guerra ai bambini o accogliere un rifugiato), scarica il materiale gratuito del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi.

Scarica il materiale


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