Coronavirus e polmonite interstiziale

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APPROFONDIMENTI

A cura di

Prof. Gianfranco Schiraldi

Staff Servizio Pneumologia

COSA SIGNIFICA POLMONITE INTERSTIZIALE?

La polmonite interstiziale è tipica di tutte le infezioni virali, non solo del coronavirus, ma anche dell’influenza e di altri virus - ad esempio il virus respiratorio sinciziale, caratteristico dei neonati e che ha un’alta mortalità.

I polmoni sono costituiti anche da una fitta e sottile rete di tessuto connettivo a sostegno di bronchi, vasi ed alveoli polmonari: il cosiddetto “interstizio”.

L’aria inspirata dalla bocca o dal naso passa attraverso la trachea fino ai bronchi, che diventano sempre più piccoli e terminano negli alveoli respiratori: quei “palloncini” in cui avviene lo scambio di anidride carbonica e di ossigeno.

Quando, come nella polmonite, si ha una forte infiammazione sostenuta da una esagerata risposta immunitaria, si verifica un notevole aumento di questo connettivo interstiziale che fa diminuire la possibilità degli scambi gassosi. I gas trovano quindi una maggior barriera al passaggio dagli alveoli respiratori al sangue e viceversa.

QUALI SONO I SINTOMI?

Questo evento causa una diminuzione dell’ossigenazione del sangue.  L'organismo la avverte e reagisce aumentando  la frequenza degli atti respiratori: il paziente prova un senso di mancanza di fiato prima durante i movimenti e successivamente anche a riposo o parlando; inoltre avverte un senso di peso toracico e anche dolori toracici diffusi.

Anche la tosse stizzosa è presente e molto insistente giorno e notte. La febbre è normalmente superiore ai 38 gradi.

Il sopraggiungere di abbondante catarro, in genere colorato di giallo o verde,  evidenzia una sovrainfezione batterica. Se si è in possesso di un saturimetro si vedrà scendere dai valori normali di ossigenazione, dal 97% in su, a valori più bassi; si va in allarme quando scende dal 94% in giù; valori inferiori al 90% richiedono immediatamente il contatto al 112-118 per ricovero urgente.

COME SI DIAGNOSTICA LA POLMONITE INTERSTIZIALE

La Diagnosi di polmonite interstiziale può essere ottenuta tramite anamnesi, auscultazione del torace del paziente che evidenzia tipiche crepitazioni, e misurazione dell’ossigenazione del sangue - ma viene confermata dalla radiografia del torace.

Spesso (circa 50% dei casi) alla polmonite interstiziale si accompagnano anche disturbi del gusto e dell’odorato; generalmente non presenti nella sindrome influenzale, salvo che nella presenza di poliposi nasale.

LA TC (o TAC)

Il miglior metodo per verificare la presenza di una polmonite interstiziale però è la TC del Torace,  a volte  con mezzo di contrasto, perché permette non solo di vedere la fibrosi interstiziale ma anche la eventuale presenza di embolia delle arterie polmonari.

In tempi relativamente recenti è stato evidenziato dai cardiologi che è presente anche questo fattore che sembra molto aggravante: se infatti aggiungiamo all’interstiziopatia la tromboembolia, si spiega molto bene l’alta mortalità sopra tutto in soggetti anziani o con patologie preesistenti.

Radiologicamente si presenta un tipico quadro ad “ali di farfalla” (come in tutte le infezioni virali polmonari); ma si associano area vetro smerigliato periferiche basali e si possono successivamente avere quadri più complessi addensativi dovuti a sovrainfezioni batteriche o a progressione della malattia.

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CAUSE DELLA POLMONITE INTERSTIZIALE DA CORONAVIRUS

La causa di questa polmonite interstiziale è dovuta naturalmente all’infezione da covid 19 che può scatenare una risposta immunitaria esagerata che porta, come nelle malattie autoimmuni, sia a fenomeni di fibrosi interstiziale che di microembolia/trombosi dei vasi polmonari.

Ma ci sono anche fattori ambientali: la presenza nell’aria delle città (ma anche in zone rurali ad alta presenza di allevamenti di bovini e suini) di particolato noto come PM 10 – 2,5 ecc. (una volta chiamato smog), è sicuramente un fattore predisponete perché irrita le cellule dei bronchi rendendole più facilmente attaccabili da qualsiasi agente infettivo.

Un recente studio sembra coniugare l’aumento delle infezioni da questo virus con alti livelli di inquinamento ambientale. Anche il freddo e il vento sono agenti predisponenti.

CI SONO SOGGETTI PREDISPOSTI?

Più che di soggetti predisposti, si può parlare di aggravanti in generale:

  • età avanzata;
  • tutte le patologie serie cardiovascolari (ipertensione, cardiopatie importanti sopra tutto se aritmiche);
  • insufficienza renale;
  • diabete;
  • obesità.

Non sembrano invece un fattori aggravanti asma e BPCO se correttamente curate, anzi sembra che le terapie spray con cortisone abbiano un qualche effetto protettivo.

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TERAPIA DELLA POLMONITE INTERSTIZIALE

Sono state proposte varie terapie su cui sono in corso molti studi, ma allo stato attuale non ci sono conclusioni veramente positive; anche la idrossiclorochina e il remdesivir sono stati ieri messi in discussione.

Dobbiamo attendere che gli studi proseguano nella speranza che un qualche farmaco antinfiammatorio e/od antivirale possa essere proposto.

Nel frattempo, oltre gli antipiretici per febbre oltre i 38 °C, sicuramente è utile la somministrazione di ossigeno, quando l’ossigenazione scende verso i 90.

Le eparine a basso peso molecolare sono sicuramente utili nel caso di concomitante tromboembolia polmonare o periferiche.

Il cortisone endovena o per bocca ha un suo posizionamento; gli antibiotici, in particolare azitromicina, in caso di sovrainfezione batterica.

Ma tutto questo sotto attento controllo medico.

PREVENZIONE

L’unica vera prevenzione è data dal distanziamento sociale, dalle mascherine facciali, dai guanti monouso, dal lavarsi bene le mani e – quando si esce – non toccarsi labbra, naso occhi con le mani; arieggiare bene i locali di uso comune quali atri di case, mercati, negozi ecc.

I vaccinati contro l’Influenza e lo Pneumococco sono meno soggetti a infettarsi con il nuovo coronavirus e, se accade, lo sono in maniera meno grave.

Per quanto riguarda il vaccino specifico per coronavirus, ci sono tanti studi in corso, ma bisogna aspettare per capire se sarà possibile ottenerlo e soprattutto se causerà immunità e per quanto tempo.

Questo autunno, sotto consiglio medico, vacciniamoci!

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