
Disturbi della Conduzione Atrioventricolare
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Visita Cardiologica - Aritmia- Disturbi della conduzione atrioventricolare: cosa sono
- Cause dei disturbi della conduzione atrioventricolare
- I tipi di blocco atrioventricolare
- Blocco atrioventricolare: i sintomi
- Come si diagnosticano
- Disturbi della conduzione atrioventricolare: la cura
- Qual è la prognosi
- In Auxologico
- Prenota Online
- Disturbi della conduzione atrioventricolare: Contenuti Correlati
Disturbi della conduzione atrioventricolare: cosa sono
I disturbi della conduzione atrioventricolare (AV) sono alterazioni del normale passaggio dell’impulso elettrico dagli atri ai ventricoli. In condizioni normali, l’impulso generato dal nodo senoatriale attraversa gli atri, raggiunge il nodo atrioventricolare (AV) e poi si propaga ai ventricoli, determinandone la contrazione.
Quando questo passaggio è rallentato o interrotto, si parla rispettivamente di ritardo di conduzione o di blocco atrioventricolare (BAV). A seconda della gravità, il battito può risultare semplicemente più lento o può interrompersi del tutto per alcuni secondi.
Cause dei disturbi della conduzione atrioventricolare
Le alterazioni della conduzione possono avere diverse origini:
- Degenerazione fibrotica del sistema di conduzione, legata all’età;
- Cardiopatie ischemiche (infarto miocardico, specialmente inferiore);
- Cardiomiopatie o malattie valvolari;
- Interventi cardiochirurgici o ablazioni transcatetere che coinvolgono il setto;
- Farmaci che rallentano la conduzione (betabloccanti, digossina, calcioantagonisti, antiaritmici);
- Disturbi elettrolitici o metabolici (iperkaliemia, ipotiroidismo);
- Forme congenite, rare ma presenti fin dalla nascita.
In alcuni casi la causa può essere transitoria e reversibile, in altri si tratta di una condizione permanente.
I tipi di blocco atrioventricolare
I disturbi di conduzione atrioventricolare vengono classificati in tre gradi:
Blocco atrioventricolare di primo grado:
- L’impulso passa sempre, ma più lentamente del normale.
- Generalmente non dà sintomi e si scopre casualmente all’ECG.
Blocco atrioventricolare di secondo grado:
- Alcuni impulsi atriali non raggiungono i ventricoli.
- Si distinguono due forme principali:
- Mobitz I (Wenckebach): l’intervallo tra atri e ventricoli si allunga progressivamente fino a una mancata risposta.
- Mobitz II: la conduzione si interrompe improvvisamente, senza preavviso (più pericoloso).
Blocco atrioventricolare di terzo grado (completo):
- Nessun impulso atriale raggiunge i ventricoli.
- I ventricoli generano un ritmo di scappamento, molto più lento (30–40 bpm).
- Può causare capogiri, sincope o arresto cardiaco.
Blocco atrioventricolare: i sintomi
I sintomi variano in base al grado del disturbo e alla frequenza cardiaca risultante:
- Affaticamento e debolezza;
- Capogiri o senso di svenimento;
- Sincope (episodi di perdita di coscienza);
- Palpitazioni o sensazione di battito irregolare;
- Dolore toracico o dispnea nei casi più gravi.
Come si diagnosticano
La diagnosi si basa su esami elettrocardiografici che permettono di valutare la conduzione elettrica tra atri e ventricoli:
- Elettrocardiogramma (ECG): identifica il grado del blocco e il tipo di conduzione.
- Monitoraggio Holter 24-48 ore per registrare blocchi intermittenti.
- Test da sforzo o massaggio del seno carotideo per valutarne la risposta.
- Studio elettrofisiologico, nei casi complessi o per indicazione all’impianto di pacemaker.
- Ecocardiogramma ed esami ematici per individuare le cause sottostanti.
Disturbi della conduzione atrioventricolare: la cura
Il trattamento dipende dalla gravità del blocco e dalla presenza di sintomi:
Forme lievi e asintomatiche (primo grado o Mobitz I):
- Non richiedono interventi, ma solo controlli periodici.
- È importante rivedere la terapia farmacologica e correggere eventuali cause reversibili.
Forme sintomatiche o gravi (Mobitz II o blocco completo):
- Possono richiedere immediato impianto di pacemaker permanente.
- Nei blocchi transitori da farmaci o ischemia, il pacemaker può essere temporaneo.
Nei pazienti con cardiopatia ischemica o scompenso cardiaco, può essere indicato un pacemaker biventricolare (CRT).
Qual è la prognosi
La prognosi è generalmente buona nei pazienti trattati in modo appropriato. Il pacemaker consente una frequenza stabile e riduce il rischio di sincope e morte improvvisa. Il follow-up regolare e il telemonitoraggio assicurano un controllo continuo del dispositivo e del ritmo cardiaco.
In Auxologico
Auxologico è centro di riferimento per la diagnosi e la cura dei disturbi della conduzione atrioventricolare.
Il percorso comprende:
- Ambulatori dedicati di aritmologia ed elettrostimolazione;
- Laboratori di elettrofisiologia per la valutazione precisa del blocco e la decisione terapeutica.
- Procedure di impianto di pacemaker e sistemi di stimolazione del sistema di conduzione (His e branca sinistra);
- Telemonitoraggio remoto e follow-up personalizzati per la sicurezza del paziente nel tempo.
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