Sincope (svenimento)

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  Sincope (svenimento)

A cura di

Prof. Michele Brignole

Staff U.O. Cardiologia - Auxologico San Luca

COS’È LA SINCOPE?

La sincope (anche detta svenimento) è un disturbo molto frequente caratterizzato da una perdita di coscienza improvvisa, di breve durata, a rapida risoluzione, che può colpire soggetti giovani e anziani, sani e malati.

QUANTO PUÒ ESSERE FREQUENTE? 

1 persona su 2 sperimenta uno svenimento almeno una volta nell’arco della vita.

Chi ha avuto uno svenimento ha elevate probabilità di avere una o più recidive, anche se a distanza di tempo variabile.
Le recidive, oltre a compromettere la qualità della vita del paziente, sono associate a un elevato rischio di traumi secondari. Le sincopi traumatiche sono particolarmente frequenti nelle persone anziane. I traumi più frequenti e gravi sono le fratture e l'emorragia intracranica, spesso causa di invalidità permanente

QUALI SONO LE CAUSE DELLO SVENIMENTO?

Qualunque sia il meccanismo che la provoca, la perdita di coscienza è causata da un calo transitorio di afflusso di sangue al cervello (ipoperfusione cerebrale).

QUALI SONO I SOGGETTI PIÙ A RISCHIO?

  • In generale i soggetti più a rischio sono quelli che hanno episodi sincopali improvvisi (non preceduti da sintomi premonitori) specie se avvengono in condizioni pericolose (ad esempio, sincopi durante la guida, sincopi durante le attività sportive, sincopi in gravidanza, ecc). Queste persone sono ad elevato rischio di traumi secondari perché lo svenimento non è prevedibile e pertanto l'individuo non è in grado di mettere in atto misure preventive;
  • pazienti anziani sono a maggior rischio di cadute traumatiche che possono causare fratture ed emorragia cerebrale e che talvolta portano a invalidità permanente;
  • nel cardiopatico lo svenimento può rappresentare il sintomo premonitore di un evento fatale, quale un’aritmia minacciosa per la vita o la morte improvvisa;
  • nei bambini la sincope è per lo più un evento benigno, ma in rari casi può rappresentare il sintomo premonitore di un'aritmia minacciosa per la vita o la morte improvvisa.

Va comunque detto che la maggior parte delle sincopi sono benigne.

Una buona diagnosi è cruciale per distinguere le forme benigne da quelle più rischiose. Nelle forme benigne, il paziente deve essere aiutato e istruito a prevenire gli episodi (attuando le misure preventive e le manovre di contropressione) in modo da aiutarlo a vivere con la sincope in modo sicuro e soddisfacente.

QUALI SONO I SINTOMI DELLA SINCOPE?

La sincope è essa stessa un sintomo, cioè perdita di coscienza. Tuttavia, la sincope è spesso preceduta da sintomi premonitori (presincope o lipotimia, vertigine, oscuramento della vista, debolezza, sensazione di venir meno, sudorazione, pallore, ecc).

Tali sintomi premonitori (prodromi) sono utili sia per aiutare il medico nella diagnosi sia al paziente per imparare a prevenire la perdita completa di coscienza e le sue conseguenze.

QUALI TIPOLOGIE DI SINCOPE ESISTONO?

La sincope può essere provocata da diversi fattori che ne determinano la tipologia specifica:

  • un riflesso neurovegetativo (sincope riflessa o sincope neuromediata);
  • un calo di pressione arteriosa (sincope da ipotensione ortostatica);
  • un’aritmia (sincope aritmica);
  • una cardiopatia (sincope cardiogena).

 Inoltre, vi sono altre cause di perdita di coscienza che spesso sono confuse con la sincope. Le più frequenti sono:

  • le cadute inspiegate;
  • le sincopi convulsive, inclusa l’epilessia;
  • le pseudosincopi;
  • le apnee notturne;
  • le intossicazioni;
  • i disturbi metabolici.

LA SINCOPE RIFLESSA (O NEUROMEDIATA)

Le sincopi riflesse (o neuromediate) sono legate a un transitorio “malfunzionamento” del sistema nervoso autonomo (quella parte del sistema nervoso svincolato dal controllo della nostra volontà), deputato alla regolazione della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca.

Impulsi nervosi a partenza dal cuore o da altri visceri giungono al sistema nervoso autonomo e da qui originano nuovi impulsi di ritorno al cuore e ai vasi sanguigni che determinano il rallentamento del battito cardiaco e la vasodilatazione. Ne consegue un’importante bradicardia e ipotensione, con riduzione della quantità di sangue che arriva al cervello e sincope.

Vi sono vari tipi di sincope riflessa. Le più frequenti sono:  

  • la sincope vasovagale (o svenimento comune), che è scatenata da vari stimoli, quali forti emozioni, vista del sangue, ortostatismo prolungato (cioè il rimanere fermi in piedi per molto tempo);
  • le sincopi situazionali, che sono scatenate da specifiche circostanze, quali defecazione, minzione, deglutizione, tosse, starnuti, fase post-prandiale (periodo di tempo durante e subito dopo il pasto);
  •  la sincope adenosino-sensibile, definita solo di recente, che rappresenta la forma più insidiosa perché compare senza avvisaglie o fattori scatenanti. Data la sua imprevedibilità mette a rischio di eventi traumatici. Si diagnostica mediante il dosaggio dell’adenosina plasmatica. Questo test è utile particolarmente nei pazienti con sincope improvvisa senza prodromi e nei bambini e adolescenti. La diagnosi di sincope adenosino-sensibile permette di trattare efficacemente la sincope e di evitare l'impianto di pacemaker permanente.

LA SINCOPE ORTOSTATICA

Le sincopi ortostatiche sono dovute all’incapacità del sistema nervoso autonomo di mantenere adeguati valori di pressione arteriosa quando si sta in piedi. In questo modo il cervello non riceve più un apporto sufficiente di sangue ossigenato e si verifica la sincope.

La caduta della pressione responsabile della sincope si verifica, in genere, nei primi minuti dopo che si passa dalla posizione distesa o seduta a quella eretta. A volte non si ha una perdita di coscienza completa, ma solo una sensazione di malessere (spossatezza, “gambe molli” e difficoltà a mantenere la posizione eretta).

LA SINCOPE CARDIACA

Le sincopi cardiache sono dovute:

  • ad alterazioni del ritmo cardiaco (sincopi cardiache aritmiche), dovute a una patologica riduzione (bradicardia) o a un eccessivo aumento (tachicardia) dei battiti cardiaci; 
  • alla presenza di malattie strutturali cardiache o polmonari (sincopi cardiache strutturali), dovute a malattie del muscolo cardiaco delle valvole cardiache, oppure dei vasi polmonari.

COME SI DIAGNOSTICA LA SINCOPE E COME SI CURA?

La visita specialistica con un medico cardiologo esperto in sincope è il cardine per una buona diagnosi, che consiste in un’accurata e dettagliata raccolta anamnestica con la descrizione minuziosa delle caratteristiche degli episodi e dei fattori favorenti (stress, emozioni, esami strumentali, ecc), nell’esame obiettivo e nell’elettrocardiogramma.

In molti casi questo è sufficiente per formulare la diagnosi. In altri casi la visita iniziale è comunque utile per indirizzare agli accertamenti successivi e per evitare di eseguire esami inutili.

Quando la causa della sincope rimane incerta o addirittura inspiegata, il medico esperto in sincope consiglierà gli accertamenti diagnostici che, di volta in volta, sono ritenuti più adeguati per il singolo caso.

GLI ESAMI DIAGNOSTICI

  • Test di funzione cardiovascolare neurovegetativa (Tilt Test, massaggio del seno carotideo, manovra di Valsalva e test del respiro, Holter pressorio di 24 ore);
  • il monitoraggio elettrocardiografico prolungato (Holter, loop recorder esterno, loop recorder impiantabile);
  • il dosaggio dell’adenosina plasmaticaindicato quando si sospetta una sincope adenosino-sensibile.

Nel paziente con cardiopatia o in cui si sospetti una cardiopatia strutturale, saranno indicati esami specifici cardiaci (ecocardiogramma, test da sforzo, studio elettrofisiologico, coronarografia) oltre al monitoraggio elettrocardiografico prolungato.

Da quanto detto sopra, appare evidente che, alla base di una corretta diagnosi, vi è la necessità di un centro specializzato per le sincopi che permetta la “presa in carico” globale del paziente.

Da una parte l’esperto in sincope si prende cura del paziente e lo segue dalla prima visita lungo tutto il percorso diagnostico eseguendo tutti i test che saranno necessari fino a formulare una diagnosi del meccanismo responsabile, prescrivere la terapia più efficace e verificarne l’efficacia nel tempo. Dall’altra, la struttura deve avere un'organizzazione ospedaliera che possieda tutti i requisiti strumentali necessari.

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