Osteoporosi

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COS’È L'OSTEOPOROSI E COME SI MANIFESTA?

L’osteoporosi è una malattia dello scheletro caratterizzata da una riduzione della massa minerale ossea e da un deterioramento microstrutturale del tessuto osseo, con aumento della fragilità ossea e del rischio di fratture anche a seguito di traumi minimi (una semplice caduta, una flessione della schiena, il sollevamento di un peso).

Le fratture più frequenti sono quelle del polso, delle vertebre e del femore.

Si stima che l’osteoporosi colpisca nel mondo circa 200 milioni di persone, di cui 75 milioni in USA, Europa e Giappone. Solo in Europa e USA, si verificano ogni anno più di 2 milioni di fratture da osteoporosi.

In Italia, si stima che ogni anno si abbiano circa 100.000 fratture di polso e 70.000 di femore dovute a osteoporosi.

La malattia osteoporosi può essere classificata in due sottogruppi:

  • le osteoporosi “primitive”, ovvero le forme che non derivano da altre malattie. Tra queste, la forma più comune è l’osteoporosi post-menopausale o senile, che colpisce circa 1 donna su 3 dopo la menopausa, o con minore frequenza gli uomini dopo i 65 anni. Altre forme di osteoporosi primitive sono l’osteoporosi idiopatica giovanile (una forma relativamente rara, caratterizzata da fratture vertebrali multiple nell’adolescenza, che spesso si risolve spontaneamente) e l’osteogenesi imperfetta (malattia di origine genetica, in cui l’osso è anormalmente fragile);
  • le osteoporosi “secondarie”, che rappresentano circa il 30% dei casi nel sesso femminile e il 60% dei casi nel sesso maschile, e che derivano da altre malattie o condizioni preesistenti. Per esempio carenze alimentari, inattività fisica, malattie di varia natura (endocrino-metaboliche, renali, gastrointestinali, neurologiche, reumatologiche, ecc.) o terapie farmacologiche che determinano alterazioni del metabolismo osseo.

IL TESSUTO OSSEO

L’osso è un tessuto vivo, costituito da tre componenti:

  • una componente proteica (“matrice ossea”), costituita da una fitta rete di collagene, una proteina filamentosa che forma la struttura di base dell’osso e ne determina l’elasticità. Il suo ruolo è simile a quello dei tondini di ferro nel cemento armato;
  • una componente minerale (principalmente costituita da idrossiapatite, un sale di calcio e fosfato che si deposita in forma cristallina sulla matrice proteica), che determina la robustezza strutturale dell’osso e la resistenza al carico (peso del corpo). Il suo ruolo è simile a quello del cemento nel cemento armato;
  • una componente cellulare, che comprende 3 tipi di cellule: osteoblasti, osteoclasti e osteociti. In sintesi, gli osteoblasti depositano la matrice proteica dell’osso di nuova costruzione, su cui si depositeranno i sali di calcio. Gli osteoclasti determinano il “riassorbimento” localizzato della componente minerale dell’osso (solubilizzazione dei sali di calcio). Gli osteociti, cellule dotate di lunghi filamenti, agiscono essenzialmente come sensori, informando gli altri due tipi di cellule sulle microdeformazioni dell’osso indotte dai movimenti e dai carichi supportati, al fine di riconoscere e correggere eventuali alterazioni locali della microstruttura ossea (vedi sotto, i processi di “modellamento” e “rimodellamento” osseo). Gli osteociti inoltre consentono un collegamenti funzionale tra gli osteblasti e gli osteoclasti e fanno in modo che questi
    due tipi cellulari si “parlino”.

LA VITA DELL'OSSO

Nei primi 20-25 anni di vita, ogni osso del nostro scheletro – grazie all’attività delle sue cellule – cresce in lunghezza, spessore e massa minerale (contenuto di sali di calcio), fino ad assumere la forma e le dimensioni adulte (questo processo è detto “modellamento” osseo).

Inoltre, durante tutta la vita, dalla nascita alla morte, a livello microscopico, l’osso si distrugge e si ricostituisce continuamente (questo processo è detto “rimodellamento” osseo), per eliminare le aree usurate e strutturalmente indebolite e sostituirle con osso nuovo, sano e robusto.

Nella fase di crescita, la formazione di nuovo osso prevale nettamente sulla distruzione di osso deteriorato, con un aumento progressivo della massa minerale ossea fino a raggiungere il livello massimo, detto “picco di massa ossea”, intorno ai 25-30 anni (questo “picco” è maggiore nei maschi che nelle femmine).

Nell’età adulta, in una persona sana, i due processi di formazione e distruzione sono in equilibrio (mantenimento della massa minerale ossea raggiunta al termine della crescita).

Nella vecchiaia, la distruzione tende a prevalere sulla ricostruzione, con una lenta diminuzione della massa minerale ossea.

Quando la massa minerale ossea scende al disotto di un certo livello si parla di “osteoporosi”.

A questo punto dovrebbero essere evidenti due cose:

  • maggiore è il picco di massa ossea raggiunto al termine della crescita, più lontano sarà il momento in cui, invecchiando, la massa ossea scenderà al disotto del livello che definisce l’osteoporosi;
  • ad ogni età, un corretto apporto alimentare di proteine e calcio è essenziale per la salute dell’osso. E per un efficiente assorbimento intestinale del calcio è necessaria la vitamina D, che si trova solo in pochissimi alimenti, ma che si forma naturalmente nella pelle per effetto dei raggi ultravioletti (UVB) della luce del sole.

QUALI SONO LE CAUSE DELL’OSTEOPOROSI?

OSTEOPOROSI PRIMITIVA

La causa più frequente di “osteoporosi primitiva” è il semplice invecchiamento, in cui tutti i processi biologici rallentano e diventano meno attivi ed efficienti.

In particolare, nelle donne, le brusche alterazioni ormonali (caduta del livello degli estrogeni) che accompagnano la menopausa determinano una improvvisa alterazione del metabolismo osseo, con un rischio significativo di andare incontro, spesso nel giro di pochi anni, a osteoporosi (detta appunto “osteoporosi post-menopausale”).

Anche negli uomini, con l’invecchiamento, si ha una riduzione della produzione di ormoni sessuali, ma la comparsa di osteoporosi avviene con minore frequenza e in età più avanzata (anche perché, come abbiamo detto, gli uomini raggiungono in media, al termine della crescita, un “picco di massa minerale ossea” maggiore di quello delle donne).

OSTEOPOROSI SECONDARIA

Per quanto riguarda le osteoporosi “secondarie”, queste rappresentano circa il 30% dei casi nel sesso femminile e il 60% dei casi nel sesso maschile e possono colpire a qualsiasi età, anche infantile e giovanile, per molte diverse cause, tra cui le più frequenti sono:

  • carenze alimentari (insufficiente apporto alimentare di calcio);
  • carenza di vitamina D (insufficiente esposizione alla luce solare, con mancata produzione di vitamina D nella pelle; malattie croniche epatiche o renali che impediscono la corretta “attivazione” della vitamina D);
  • malattie che determinano malassorbimento intestinale (celiachia, malattia di Crohn, ecc.);
  • malattie che determinano una continua ed eccessiva perdita di calcio con l'urina (ipercalciuria idiopatica);
  • alterazioni del sistema endocrino che interferiscono con il metabolismo osseo - ipogonadismi, menopausa precoce (prima dei 45 anni), amenorree prolungate (>1 anno), acromegalia, iperparatiroidismo, ipertiroidismo, ipercortisolimso, iperprolattinemia;
  • disturbi del comportamento alimentare (anoressia nervosa);
  • malattie che riducono fortemente l'attività fisica o che richiedono lunghe cure a base di corticosteroidi (p.es. paralisi cerebrale, lesioni del midollo spinale, artrite reumatoide, lupus eritematoso sistemico, fibrosi cistica, distrofie muscolari, trapianti d'organo, ecc.);
  • malattie che richiedono l'uso cronico di particolari farmaci (oltre ai corticosteroidi già citati, eparina, antipilettici, antiacidi).

QUALI SONO I SINTOMI DELL’OSTEOPOROSI?

La demineralizzazione ossea si sviluppa in maniera lenta e progressiva, e in generale, anche quando si arriva all’osteoporosi, non ci sono sintomi o segni particolari prima dell’improvvisa comparsa di una frattura.

Solo raramente può presentarsi con un vago dolore o senso di pesantezza alla schiena (in genere nella regione lombare) che compare dopo che si è stati a lungo in piedi, e che scompare rapidamente sdraiandosi: ma questo è ovviamente un sintomo, oltre che incostante, ben poco definito.

Molto più spesso, invece, l’osteoporosi si rivela improvvisamente con una frattura a seguito di un trauma di minima entità, e quindi con un forte, improvviso e persistente dolore, con impossibilità di movimento della parte interessata.

Va ricordato che, purtroppo, le fratture vertebrali da osteoporosi possono essere completamente asintomatiche oppure sono spesso sottovalutate e considerate come un semplice “mal di schiena”, da trattare con un po’ di riposo e qualche analgesico, senza essere correttamente indagate e diagnosticate con una radiografia della colonna.

Nel caso di ripetute fratture vertebrali si può notare un incurvamento della schiena (gobba) e una riduzione dell’altezza.

COME SI EFFETTUA LA DIAGNOSI?

La diagnosi di osteoporosi è una diagnosi clinica, che parte da una accurata valutazione della storia clinica della persona, per capire la presenza di familiarità (genitori e nonni con osteoporosi) e di particolari fattori di rischio.

MOC

Ma l’evidenza “obiettiva” di osteoporosi si ottiene con una misurazione della massa (o meglio della “densità”) minerale ossea: questo esame è detto mineralometria (o densitometria) ossea computerizzata (MOC), e di solito si effettua con una tecnica “a doppio raggio X” (DXA).

La MOC – che “fotografa” la situazione dell’osso in un certo momento, e che può essere ripetuta nel tempo (in genere a intervalli di 18-24 mesi) per valutare i cambiamenti o la risposta alle terapie – è raccomandata nelle donne dopo la menopausa e, indipendentemente dall’età, nelle persone con particolari “fattori di rischio”.

La MOC si esegue di solito a livello della colonna vertebrale lombare e/o del femore.

Nel caso di persone adulte, i valori numerici di “densità ossea” ottenuti con la MOC sono confrontati con quelli della popolazione sana dello stesso sesso di età intorno ai 30 anni (il momento del “picco di massa ossea”), ottenendo un parametro (T-score) che indica di quanto il soggetto in esame si allontana dal valore medio della popolazione giovane e sana.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce “normalità” un valore di T-score superiore a -1, “osteopenia” un valore di T-score compreso fra -1 e -2,5, e “osteoporosi” un valore minore di -2,5.

La valutazione della mineralometria ossea negli adolescenti e nei giovani è invece molto più complessa perché deve tener conto delle modifiche (molto variabili da individuo a individuo, anche a parità di sesso ed età) legate alla crescita e allo sviluppo.

ESAMI DEL SANGUE E DELLE URINE

Esami del sangue (emocromo, elettroforesi proteica, calcemia, fosforemia, fosfatasi alcalina, creatinina, VES) e delle urine (esame urine e calciuria sulle urine delle 24 ore) possono essere prescritti per completare la valutazione del paziente e per seguire nel tempo la risposta alle eventuali terapie. Soprattutto in previsione di iniziare una terapia farmacologica, si possono integrare questi esami con la valutazione di “marker” specifici di riassorbimento osseo e di formazione ossea.

RADIOGRAFIA

Altri esami strumentali utili sono la radiografia tradizionale della colonna dorsale e lombare per valutare l’eventuale presenza di fratture vertebrali non ancora diagnosticate. E in alcuni casi può essere consigliabile una risonanza magnetica della colonna dorsale e lombare.

È UNA MALATTIA CHE SI PUÒ PREVENIRE?

L'osteoporosi è una malattia che si può e si deve prevenire, e questo obiettivo si può realizzare essenzialmente con l'informazione. Bisogna far conoscere a tutti – perché tutti siamo potenzialmente a rischio – quali sono le semplici regole di vita che possono ridurre il rischio di osteoporosi.

La costruzione di un osso forte e robusto deve iniziare da giovani, nell’età della crescita, per massimizzare il “picco di massa ossea”.

Le regole da seguire sono essenzialmente tre:

  • alimentazione ricca di calcio (latte e latticini!);
  • attività fisica regolare (giochi all’aperto, sport!);
  • esposizione alla luce solare per attivare la produzione di vitamina D nella pelle.

Ovviamente, queste regole valgono per tutti per tutta la vita, e continuano a valere anche per chi ha l’osteoporosi.

LA TERAPIA DELL'OSTEOPOROSI

Oggi sono disponibili numerosi farmaci specifici per l’osteoporosi, che permettono di evitare ulteriori perdite di minerali dall’osso, o anche di ottenere un certo recupero della densità ossea, e che soprattutto determinano una riduzione del rischio di fratture.

Questi farmaci sono o “inibitori del riassorbimento osseo”, cioè capaci di diminuire l’attività degli osteoclasti (come i bisfosfonati o il denosumab), oppure farmaci “anabolici”, cioè in grado di aumentare l’attività degli osteoblasti come il teriparatide.

In più, come si è accennato, il trattamento dell’osteoporosi continua a prevedere le regole già indicate per la prevenzione:

  • assunzione della corretta dose quotidiana di calcio, meglio se attraverso la normale alimentazione, ma se necessario anche con l’uso di “integratori”;
  • moderata ma regolare attività fisica;
  • correzione di eventuali carenze di vitamina D.

Infine, parlando di terapia, dobbiamo sottolineare che, come per tutte le malattie, anche per l’osteoporosi valgono due regole essenziali:

  • i farmaci devono essere sempre prescritti dal medico, il fai da te può essere pericoloso;
  • la cura dura a lungo: non si ottengono risultati permanenti se si sospendono le medicine dopo poco tempo. La cura è efficace se l’aderenza alla terapia è ottimale: se la medicina viene assunta “un po' si e un po' no” non funziona.

LA CURA DELL'OSTEOPOROSI IN AUXOLOGICO

In Auxologico l'osteoporosi è curata presso:

Dedicati a soddisfare tutte le esigenze dei pazienti affetti da osteoporosi e da altre malattie metaboliche delle ossa, in termini di diagnosi, prevenzione, cura e riabilitazione, sono riconosciuti a livello internazionale come punto di riferimento in questo settore.

Ciascun Centro svolge infatti sia attività clinica, proponendo al paziente servizi sanitari di alta qualità e specializzazione, sia attività scientifica contribuendo al lavoro della comunità internazionale con un costante lavoro di aggiornamento e ricerca.

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