Trigliceridi alti? I valori normali, le cause e quando preoccuparsi
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Visita Cardiologica Visita Dietologica Visita Medicina Interna - DislipidemiaPubblicato il 09/07/2026
Perché un valore elevato è molto più di un semplice numero in un referto: un termometro dell'equilibrio metabolico.
- Cosa sono i trigliceridi e perché aumentano nel sangue
- Valori dei trigliceridi: la classificazione da normali a molto alti
- Trigliceridi alti e rischio cardiovascolare
- Alimentazione e trigliceridi: cosa incide davvero sui valori
- TMAO: il biomarcatore che collega dieta, microbiota e rischio vascolare
- Bibliografia
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Cosa sono i trigliceridi e perché aumentano nel sangue
I trigliceridi sono la principale forma con cui l'organismo immagazzina energia. La loro concentrazione nel sangue aumenta quando l'introito calorico supera il consumo, soprattutto se l'eccesso deriva da zuccheri semplici, farine raffinate e alcol.

Per questo un valore elevato non segnala soltanto la presenza di “grassi nel sangue”, ma può rappresentare la spia di un equilibrio metabolico alterato, spesso associato a:
- insulino-resistenza;
- obesità viscerale;
- diabete;
- fegato grasso;
- sindrome metabolica.
Valori dei trigliceridi: la classificazione da normali a molto alti
Secondo la classificazione NCEP/ATP III, ripresa anche da AHA e National Lipid Association, i trigliceridi sono considerati:
- normali sotto 150 mg/dL;
- borderline alti tra 150 e 199 mg/dL;
- alti tra 200 e 499 mg/dL;
- molto alti da 500 mg/dL in su.
Queste soglie non devono però essere interpretate come confini rigidi, poichè il rischio cardiovascolare cresce progressivamente e va sempre valutato nel contesto del profilo metabolico complessivo, mentre il rischio pancreatico diventa particolarmente rilevante nelle ipertrigliceridemie severe, soprattutto oltre 1000 mg/dL.
Trigliceridi alti e rischio cardiovascolare
Sul piano cardiovascolare, l'aumento dei trigliceridi si accompagna spesso a riduzione dell'HDL e a un incremento delle lipoproteine ricche di trigliceridi, i cui residui possono contribuire allo sviluppo dell'aterosclerosi. Il dato di laboratorio deve quindi essere letto insieme ad altri parametri ematochimici, quali LDL, HDL, glicemia, HbA1c, e parametri clinici quali:
- pressione arteriosa;
- peso corporeo;
- circonferenza addominale;
- familiarità.
Alimentazione e trigliceridi: cosa incide davvero sui valori
La nutrizione ha un ruolo centrale, ma non coincide semplicemente con il “mangiare meno grassi”. Nella maggior parte dei casi è decisiva la riduzione di zuccheri, bevande dolci, carboidrati raffinati e alcol. Conta anche la qualità dei nutrienti: l'arricchimento alimentare con olio di Camelina sativa, fonte vegetale di omega-3, ha aumentato l'acido α-linolenico sierico e mostrato una tendenza favorevole sul profilo lipidico e sui trigliceridi.
La Nutrizione Clinica in Auxologico
TMAO: il biomarcatore che collega dieta, microbiota e rischio vascolare

Una prospettiva più recente riguarda il TMAO, trimetilammina-N-ossido, metabolita che deriva da precursori alimentari come colina e carnitina, trasformati dal microbiota intestinale e poi ossidati dal fegato. Il TMAO collega dieta, microbiota, infiammazione, funzione endoteliale, metabolismo lipidico e rischio vascolare.
Nei diabetici con arteriopatia periferica, Taurisolo®, fitocomplesso polifenolico da vinacce, ha ridotto il TMAO plasmatico e migliorato la distanza di claudicatio.
I trigliceridi sono quindi un vero termometro metabolico: un numero semplice, ma capace di segnalare precocemente squilibri nutrizionali e rischio cardio-metabolico.
Bibliografia
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