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Morbo di Parkinson e Alimentazione, l'Approccio Nutrizionale

Pubblicato il 25/02/2024 - Aggiornato il 16/04/2024

Intervista alla Prof.ssa Simona Bertoli, Direttore del Laboratorio di Ricerche sulla Nutrizione e l’Obesità di Auxologico, Direttore Centro Ambulatoriale Obesità di Auxologico e Professore ordinario di scienze dietetiche applicate presso il Dipartimento di scienze degli alimenti la nutrizione e l’ambiente presso l'Università degli Studi di Milano. 

Prof.ssa Simona Bertoli

Direttore Centro Ambulatoriale Obesità

Direttore Centro Dieta Chetogenica

Anche una dieta corretta, impostata dallo specialista in nutrizione clinica, svolge un ruolo importante nella cura del Parkinson. Una nutrizione per fornire energia al corpo nonché contrastare alcuni problemi concomitanti, come la scarsa motilità intestinale e la possibile interazione tra farmaci e alimenti scorretti. Vediamo quali sono le indicazioni da seguire nella nutrizione del paziente con Parkinson, secondo la Prof.ssa Simona Bertoli.


Cure del Parkinson, una corretta alimentazione può essere utile? 

Una corretta alimentazione nel morbo di Parkinson è indispensabile per prevenire la malnutrizione sia per difetto (sottopeso) che per eccesso perché sono frequenti anche casi di sovrappeso e obesità. Tra le cause più rilevanti di sottopeso vi sono i disturbi gastrointestinali, l’aumento del dispendio energetico e la comparsa di disordini del tono dell’umore. Tra i disturbi gastrointestinali, la disfagia è tra i più frequenti, compare nelle fasi avanzate di malattia e quando presente richiede un trattamento riabilitativo nutrizionale specifico. Anche la stipsi è molto frequente, peggiora con la progressione della malattia, causa sensazione di pienezza e “discomfort” gastrointestinale, e favorisce la restrizione alimentare. In presenza di discinesie, aumenta inoltre il fabbisogno energetico, che spesso non riesce ad essere compensato con un adeguato apporto calorico, causando perdita peso. Tra le cause più frequenti di sovrappeso e obesità vi è la riduzione del livello di attività fisica e una dieta con eccessivo consumo di carboidrati e lipidi.

Una corretta alimentazione nel morbo di Parkinson è fondamentale per favorire l’assorbimento della levodopa, il principale farmaco utilizzato per controllare i sintomi neurologici.  La maggior parte dei pazienti con morbo di Parkinson in trattamento con levodopa presenta infatti frequenti blocchi motori postprandiali, Il fenomeno è stato attribuito, all'assunzione di un pasto ricco di proteine, i cui amminoacidi competono con la levodopa, per gli stessi trasportatori durante l'assorbimento a livello intestinale e durante il passaggio attraverso la barriera ematoencefalica, riducendo l’efficacia del farmaco. 

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Alimentazione di un paziente parkinsoniano, quali accortezze?

E’ indispensabile attuare un programma dietetico per il controllo dei disturbi gastrointestinali e per ottimizzare l’apporto energetico. Per il controllo della disfagia, la consistenza del pasto deve essere modificata per permettere una più facile deglutizione, ridurre le sforzo alla masticazione ed evitare la polmonite ab ingestis, ossia un’infezione del sistema respiratorio causata dall’ingresso di materiale di origine alimentare nell’albero bronchiale. Talvolta anche i liquidi devono essere addensati. Per la stipsi, l’aumento dell’apporto di fibre, spesso basso nei pazienti con malattia di Parkinson, aumenta complessivamente la motilità̀ intestinale. È necessario inoltre favorire un adeguato apporto idrico. Infine, deve essere ottimizzato l’apporto calorico. Poiché, l’assunzione di levodopa, con i pasti proteici può̀ ritardare o attenuare la risposta terapeutica, va impostata una dieta con una riduzione e ridistribuzione delle proteine totali, concentrandole nel pasto serale, lontano da levodopa. La dieta mediterranea sembra essere il modello alimentare di scelta.  

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Parkinson, qual è l’impegno di Auxologico nella terapia e nella ricerca in ambito nutrizionale? 

In Auxologico, grazie al supporto multispecialistico al paziente e ai famigliari e alla collaborazione con numerosi specialisti di altre branche della medicina che afferiscono all’Istituto, viene posta estrema attenzione alle variazioni di peso, alla comparsa di disfagia con questionari specifici e analisi strumentali e agli altri disturbi gastrointestinali e quando necessario viene avviato uno specifico percorso nutrizionale. Viene inoltre condotto un Counselling nutrizionale per educare il paziente ad ottimizzare la distribuzione delle proteine dei pasti in relazione all’assunzione dei farmaci. 

L'Unità Operativa di Nutrizione Clinica