Ricovero per Anoressia a Piancavallo: la storia e il libro di Francesca Fiori
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Visita Psichiatrica DCAPubblicato il 11/05/2026 - Aggiornato il 12/05/2026
Il momento in cui ho scelto il ricovero per anoressia all’ospedale di Piancavallo ho pensato: adesso come faccio a dire ai miei figli che la mamma mancherà da casa per settimane? Come faccio a spiegare loro che la mamma non sta bene e ha bisogno dell’aiuto dei medici?
Oggi Francesca sente di essere guarita dall’anoressia nervosa che ha abitato il suo corpo come un mostro per più di 15 anni. Nel 2024 però, anno in cui sceglie di affidarsi alle cure dell’équipe di Riabilitazione dei Disturbi Alimentari e della Nutrizione di Auxologico Piancavallo, è ancora nel pieno del disturbo alimentare. Sente che il ricovero è necessario ma con un bambino di 6 anni e una di 2 anni, cerca gli strumenti per fargli comprendere la sua assenza senza ferirli. Con l’aiuto di una pedagogista, Francesca trasforma l’ospedale in una scuola in cui lei avrà la possibilità di imparare a nutrire correttamente il proprio corpo e migliorare la sua salute. L’analogia con la scuola funziona e il ricovero entra nelle loro conversazioni, negli scambi quotidiani, nelle gite da Forlì a Piancavallo per andare a trovare la mamma nella sua “scuola”.
Prima della partenza abbiamo letto un libretto illustrato con una mamma elefante che fa le valigie e parte. Mentre la mamma è via, il piccolo elefante sta tutto il giorno in pigiama con il papà, mangia la pizza sul divano, e cose così… Con questo racconto simpatico sono riuscita a trasmettere il messaggio che la mamma stava andando a riprendersi la sua vita, perché loro si meritavano una mamma in salute.
Il progetto riabilitativo dell’ospedale di Auxologico Piancavallo ha come obiettivi generali il miglioramento dello stato psicofisico del paziente e del comportamento alimentare favorendo il recupero di abitudini alimentari fisiologiche, attraverso l’acquisizione di abilità di autogestione del comportamento alimentare e il riconoscimento dei fattori emozionali che lo condizionano. Nel caso della presenza di disturbi del comportamento alimentare si aggiunge l’obiettivo di fornire strumenti per il riconoscimento di fame e sazietà biologica e la differenziazione dalla fame e dalla sazietà nervosa per dare le competenze necessarie per il controllo delle crisi compulsive, dell’iperattività motoria, del rifiuto del cibo e dei comportamenti di compenso.
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La mia primavera è il titolo che Francesca ha scelto di dare al libro dove ha raccolto i passaggi più significativi dei suoi diari alimentari, quei quaderni che vengono distribuiti ai pazienti per annotare non solo il cibo che viene cucinato, ingerito, espulso, nascosto, ma anche i commenti: quello che si prova, che si sente, ciò che viene in mente. All’inizio lo spazio dei commenti rimane sempre vuoto, perché per Francesca il momento del pasto è un inferno che deve durare il meno possibile. Con il passare del tempo però i fogli iniziano ad accogliere pensieri e fatiche, e scrivere l’aiuta a sciogliere il groviglio di emozioni dentro di sé. Rileggere le confessioni fatte sulla carta per anni le fanno nascere il desiderio di condividere un messaggio con chiunque stia soffrendo:
dato che ero la prima a pensare di non poter più uscire dall’anoressia e che avrei convissuto con il disturbo per tutta la vita, al rientro da Piancavallo ho sentito il bisogno di dire al mondo che si può guarire. La guarigione è arrivata come la primavera perché il primo giorno di ricovero attorno all’ospedale c’era ancora la neve.
Quando Francesca è ripartita per tornare a casa, i prati erano in fiore.
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Abbiamo chiesto a Francesca come era la sua vita prima della guarigione e ci ha spiegato che si sentiva sempre sbagliata. Anche quando vedeva il peso scendere sulla bilancia non pensava mai che potesse bastare, perché non si sentiva meritevole di approvazione. Non meritava di mangiare, di sedersi sul divano per riposare, doveva sempre fare attività fisica per compensare quel poco che mangiava. Era una continua lotta nella sua testa, tra una voce che le diceva continuamente che poteva impegnarsi un altro po’, e un’altra che chiedeva tregua.
Guarire ha cambiato la visione che ho di me stessa e ho capito che il cibo non c’entra niente. L’importanza che si dà al cibo, alla forma del corpo, al peso, in realtà è tutta una maschera perché con te stessa non stai bene. Guarire significa finalmente ritrovarsi, svegliarsi la mattina e prendere la giornata per come è senza la rigidità del disturbo che dice: ah però non va bene che tu sia triste, ah però questa gioia è un po’ troppa, meglio se la contieni. Riuscire a leggere quello che mi succede dentro senza punirmi per quello che provo, che sia stanchezza, gioia, rabbia.
L’esperienza del ricovero a Piancavallo ha avuto un forte impatto positivo su Francesca anche per la dimensione comunitaria dell’ospedale: le camere condivise, i laboratori condivisi, i pasti condivisi con le altre pazienti. L’agitazione per la pesata settimanale, la tensione per le sessioni di pasto assistito nella cucina laboratorio, l’apprensione per i colloqui con i medici. Pensieri e sentimenti che a casa era difficile spiegare alla propria famiglia o alle amiche, in reparto venivano compresi subito perché le pazienti attorno vivevano le stesse sensazioni.
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Negli anni mi sono sempre detta: adesso mi sposo, vedrai che guarirò. Poi sono rimasta incinta, per miracolo perché per l’anoressia non avevo il ciclo, e allora speravo che quella sarebbe stata la svolta. Niente. Sono cresciuta in parrocchia, ho fede, e pregavo che l’amore di nostro signore mi guarisse. Ho avuto la nostra seconda bambina e poco dopo la ricaduta più grave, perché per l’osteoporosi dovuta all’anoressia mi sono fratturata una vertebra, lo sterno e una costa, e non potevo tenere mia figlia in braccio. Ho avuto i pensieri più cupi.
Eppure tutto questo dolore si può superare. Oggi Francesca aspetta la sua terza figlia e con il suo libro testimonia che si può stare bene.
La cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) in Auxologico
Auxologico offre la possibilità di fare diagnosi rapida e precoce dei disturbi del comportamento alimentare grazie alla sua rete ambulatoriale presente a Verbania presso Auxologico Villa Caramora, a Milano presso Auxologico San Luca e negli ambulatori di Auxologico Meda. La malattia viene affrontata a livello ambulatoriale, di Day Hospital e anche di ricovero - presso Auxologico Piancavallo, a seconda della gravità e della complessità del caso.
Il Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare di Auxologico è specializzato nel trattamento di disturbi alimentari come anoressia, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating) e altri DCA, malattie che riguardano il rapporto con il cibo, l’ossessione per il peso e la propria immagine corporea.
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