
È stato pubblicato su Europace un ampio studio osservazionale internazionale sull’arresto cardiaco durante le gare podistiche di lunga distanza - maratona, mezza maratona e gare 20 km - basato su oltre dieci anni di dati raccolti a Parigi.
Tra gli autori figura il Prof. Peter J. Schwartz, Direttore del Centro Aritmie Genetiche e del Laboratorio di Genetica Cardiovascolare dell’Istituto Auxologico Italiano di Milano, insieme al Professor Xavier Jouven di Parigi, tra i massimi esperti europei di morte cardiaca improvvisa.
La ricerca fornisce nuove evidenze su incidenza reale, caratteristiche cliniche, differenze tra uomini e donne e fattori legati alla performance negli arresti cardiaci che si verificano durante le competizioni podistiche di lunga distanza.
Evento raro, ma con pattern precisi
I ricercatori hanno analizzato i dati delle principali gare di endurance parigine tra il 2011 e il 2024. Su circa 1,2 milioni di partecipazioni sono stati registrati 17 arresti cardiaci durante la gara.
L’evento risulta quindi raro, ma non casuale. Dall’analisi emergono alcuni elementi chiave:
- incidenza molto bassa complessiva;
- netta prevalenza nei soggetti di sesso maschile;
- concentrazione degli eventi nel tratto finale della gara;
- quota elevata di casi senza causa identificabile anche dopo esami avanzati.
L’incidenza stimata è risultata circa tripla negli uomini rispetto alle donne.
Differenze uomo–donna nel rischio
L’88% degli arresti cardiaci osservati ha riguardato uomini. Il dato conferma che il rischio di arresto cardiaco associato allo sforzo sportivo intenso è significativamente più elevato nel sesso maschile.
Le possibili spiegazioni includono:
- diverse modalità di adattamento cardiovascolare all’allenamento di resistenza;
- differenze ormonali e neuro-autonomiche;
- diversa suscettibilità alle aritmie;
- differenti strategie comportamentali di gestione dello sforzo.
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Ultimo chilometro fase più critica
Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda la distribuzione degli eventi lungo il percorso.
Gli arresti cardiaci risultano fortemente sovrarappresentati nell’ultimo chilometro, soprattutto nelle gare di distanza intermedia. Il rischio in questo tratto è risultato oltre 15 volte più alto rispetto agli altri segmenti di gara.
Questo dato ha importanti implicazioni pratiche per l’organizzazione sanitaria degli eventi sportivi, suggerendo il posizionamento mirato di team di emergenza e defibrillatori nelle fasi finali del percorso.
Accelerazione finale più marcata negli uomini
Analizzando i dati di performance della mezza maratona, i ricercatori hanno osservato che la maggior parte dei corridori aumenta la velocità nell’ultimo chilometro. Questo fenomeno è risultato quasi doppio negli uomini rispetto alle donne e tende ad aumentare con l’età.
In particolare, emerge un aspetto comportamentale e fisiologico interessante: molti uomini concentrano uno sforzo supplementare proprio nel tratto finale di gara - il classico “mettercela tutta” - mentre questo comportamento è meno frequente nelle donne. Questo scatto conclusivo comporta un’ulteriore e intensa attivazione adrenergica, con una maggiore scarica di adrenalina e un improvviso incremento dello stress cardiovascolare.
L’accelerazione finale più intensa potrebbe rappresentare un fattore contributivo al rischio aritmico nella fase conclusiva della gara, combinando stress fisiologico e componente comportamentale.
L'Unità Operativa Cardiologia Acuti
Sopravvivenza elevata grazie ai soccorsi rapidi
Un risultato molto positivo riguarda la prognosi: l’88% delle persone colpite da arresto cardiaco è sopravvissuto, con esiti neurologici eccellenti nella quasi totalità dei casi.
La sopravvivenza osservata è superiore a quella registrata in molti altri contesti pubblici e viene attribuita alla presenza di:
- sistemi di emergenza dedicati;
- intervento rapido sul posto;
- gestione sanitaria strutturata lungo il percorso di gara.
L'Unità di Terapia Intensiva Coronarica
Cause spesso non identificabili
Nonostante indagini cardiologiche approfondite, in quasi la metà dei casi non è stata individuata una causa precisa dell’arresto cardiaco. Nei casi con diagnosi definita sono emerse cardiopatie ischemiche, miocardite, sindrome di Brugada e anomalie coronariche congenite.
Questo dato conferma quanto sia ancora complessa la piena identificazione dei meccanismi alla base dell’arresto cardiaco improvviso da sforzo.
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