Una proteina derivata dallo stress cronico alla base di SLA e Demenza Frontotemporale

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Una proteina derivata dallo stress cronico alla base di SLA e Demenza Frontotemporale

IMPORTANTE SCOPERTA DEI RICERCATORI DI AUXOLOGICO

Un tassello molto importante è stato aggiunto alla possibile comprensione dei meccanismi di degenerazione neuronale che governano la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) e la Demenza Frontotemporale, due malattie neurodegenerative accomunate dall’aggregazione patologica di una proteina, la TDP-43.

Nello studio pubblicato sulla rivista Neurobiology of Disease, la Dott.ssa Claudia Colombrita, ricercatrice presso l’IRCCS Istituto Auxologico Italiano, ha dimostrato che una condizione di stress cronico in condizioni sperimentali, che si avvicina molto alla situazione fisiologica di neurodegenerazione, è in grado di indurre la formazione sia di granuli da stress, considerati precursori degli aggregati patologici di TDP-43, sia degli aggregati stessi di proteina TDP-43 fosforilata in fibroblasti e motoneuroni ottenuti da cellule iPS (staminali) di pazienti SLA. 

La Dott.ssa Colombrita aveva precedentemente segnato questo filone di ricerca con l’importante dimostrazione che la proteina TD-43 è reclutata nei granuli da stress in seguito a uno stesso tipo di insulto, ma acuto e sub-letale per la cellula, e ora completa la definizione di un meccanismo patogenetico dimostrando la sua attendibilità anche in condizione di stimolo cronico e in due diversi modelli cellulari di malattia derivati direttamente da paziente.

Lo studio è stato condotto dai ricercatori del Laboratorio di Neuroscienze dell’IRCCS Istituto Auxologico Italiano e dell'Università degli Studi di Milano con la collaborazione del gruppo del Prof. Francesco Fornai dell’Università di Pisa e dell’IRCCS Neuromed.

“Questa evidenza di risposta allo stress cronico era un tassello mancante nella letteratura internazionale – afferma la Dott. Colombrita – e mi rende particolarmente orgogliosa per la dimostrazione ottenuta proprio sui motoneuroni ottenuti in vitro dai pazienti. L’utilizzo di questo approccio sperimentale ci potrà condurre ora a testare nuovi approcci terapeutici in questo modello di malattia derivato da paziente e sottoposto a stress prolungato”.

“Lo studio  dei meccanismi patogenetici di due malattie come la SLA e la Demenza Frontotemporale, accomunate dalla presenza di aggregati della proteina TDP-43 – continua la Prof.ssa Antonia Ratti dell’ Università degli Studi di Milano in Auxologico – trova nella comprensione dei meccanismi che inducono la formazione di tali inclusioni patologiche un punto fondamentale ancora non ben chiaro a livello biologico. Inoltre le mutazioni di cui le cellule utilizzate e derivanti dai pazienti erano portatrici ci hanno permesso di ulteriormente delineare aspetti patogenetici paziente-specifici, nonché la reversibilità dell’ effetto tossico”.

“Il ruolo dell’autofagia – afferma il Prof. Francesco Fornai dell’Università di Pisa e dell’ IRCCS Neuromed – emerge anche in questo particolare contesto sperimentale e amplia lo spettro lesionale di tale meccanismo di degenerazione neuronale, così importante per le due patologie in questione”.

Il risultato raggiunto – conclude il prof. Vincenzo Silani dell’Università degli Studi di Milano e Direttore dell'U.O. di Neurologia in Auxologico San Luca e del Laboratorio di Neuroscienze– chiude una lunga storia incominciata molti anni or sono con l'iniziale definizione di un meccanismo di degenerazione neuronale che vede coinvolti i granuli da stress come risposta a insulti ambientali, anche se di tipo acuto. La determinazione a definire ulteriormente il meccanismo in condizioni di stress cronico con l’utilizzo di cellule umane ottenute da paziente ha portato il nostro gruppo a una rilevante evidenza sperimentale destinata a segnare il futuro di queste due patologie. La definizione finale dei meccanismi di stress cronico nell’uomo potrà, infatti, contribuire ulteriormente anche all'identificazione di possibili molecole di impiego terapeutico”.

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