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Scoperta una nuova possibile base comune per le malattie neurodegenerative

Pubblicato il 11/12/2020 - Aggiornato il 14/12/2020

UNA BASE COMUNE PER MALATTIA DI HUNTINGTON, SLA E DEMENZA FRONTOTEMPORALE

Si aggiunge un altro tassello al grande mosaico delle malattie degenerative del sistema nervoso, in particolare riguardo l’idea che malattie neurodegenerative differenti possano avere una base comune.

E questo importante traguardo anche grazie alla ricerca biomedica italiana. In pratica, le malattie neurodegenerative possono convergere verso meccanismi comuni e dipendere da geni che possono esprimersi con manifestazioni clinicamente eterogenee.

Questa la conclusione di un lavoro internazionale che appare nella rivista di neuroscienze “Neuron” a cui l’Irccs Istituto Auxologico Italiano – Università degli Studi di Milano e “Centro Dino Ferrari” hanno attivamente collaborato.

Infatti, la mutazione considerata patognomonica della Malattia di Huntington, cioè l’espansione della tripletta nucleotidica CAG, è stata evidenziata anche in pazienti affetti di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) e Demenza Frontotemporale: il dato acquista ancor più significato perché è stato replicato in una seconda e indipendente serie di pazienti.

IL CONTRIBUTO DI ISTITUTO AUXOLOGICO ITALIANO

«La neurodegenerazione – spiega Vincenzo Silani, professore ordinario della Università degli Studi meneghina e primario di neurologia all’Auxologico Ospedale San Luca di Milanoha probabilmente caratteristiche biologiche comuni che pur si esprimono con diverse manifestazioni cliniche. Il presente lavoro ne fornisce una inaspettata evidenza: una mutazione ritenuta patogenetica per Malattia di Huntington si trova oggi evidenziata anche in pazienti affetti da altra patologia neurodegenerativa quale la SLA e la Demenza Frontotemporale. Ancor più sorprendente è il riscontro – continua Vincenzo Silani – dell’aggregato proteico patognomonico della SLA/Demenza Frontotemporale, cioè l’accumulo della proteina TDP-43 nel citoplasma unitamente a quello specifico per la Malattia di Huntington, appunto l’huntingtina, in due Pazienti studiati e portatori della espansione».

«La scoperta rafforza l’evidenza che le diverse malattie neurodegenerative – aggiunge Vincenzo Silani – possono essere considerate espressione diversificata di comuni processi patogenetici verosimilmente prevalenti in selettive popolazioni neuronali a scapito di altre, dunque responsabili delle diverse manifestazioni cliniche».

L’impegno di ricerca e quindi terapeutico potrà giovarsi nel futuro di una sincronia di conoscenze guadagnate nei diversi settori: cadono così barriere e pregiudizi. Certamente, pazienti affetti da SLA e Demenza Frontotemporale necessiteranno ora di essere sequenziati anche per il gene codificante per huntingtina onde non ignorare una seppur minoranza di pazienti che potrà richiedere terapie differenziate, per altro già emergenti.

«Le malattie neurodegenerative di cui l’Irccs Istituto Auxologico Italiano si occupa da tempo», sottolinea Vincenzo Silani forte della sua lunga esperienza internazionale nel settore, «sono pronte a vivere una primavera terapeutica conseguente allo sviluppo della medicina personalizzata grazie alla identificazione di biomarcatori genetici e non con l’arrivo di terapie geniche ed anticorpali mirate a correggere le specifiche proteine aggregate e tossiche».

L’interesse per la Malattia di Huntington in Auxologico è testimoniato dai diversi contributi nel corso degli anni fra i quali una delle prime dimostrazioni di un interessamento sistemico della malattia già negli anni 80 ottenuto mediante la dimostrazione di anomalie delle membrane eritrocitarie, con una interazione con il Centro Trasfusionale e dei Trapianti dell’Ospedale Maggiore Policlinico, diretto allora dal prof. Girolamo Sirchia. A seguire, negli anni 2000, la dimostrazione che l’huntingtina mutata determina una ridotta produzione del fattore trofico BDNF corticale (fattore neurotrofico cerebrale), grazie anche al contributo del dott. Andrea Ciammola presso il Laboratorio di ricerca della scienziata e senatrice a vita prof.ssa Elena Cattaneo. 

«La convergenza della Malattia di Huntingon nello scenario delle patologie neurodegenerative correlate alla proteina TDP-43 come SLA e Demenza Frontotemporale, conferma – conclude Vincenzo Silani – la nostra corretta impostazione nel corso degli anni a considerare la neurodegenerazione come un processo unitario con prospettive terapeutiche condivisibili in malattie apparentemente così diverse. In questo scenario è stata organizzata la ricerca e l’assistenza in Auxologico che oggi serve pazienti affetti da demenza, Malattia di Parkinson, Malattia di Huntington e SLA in stretta collaborazione anche con le Associazioni dei Pazienti».

LEGGI LA PUBBLICAZIONE SCIENTIFICA

AUXOLOGICO, PUNTO DI RIFERIMENTO PER LA SLA E LE MALATTIE DEL MOTONEURONE

L’Unità Operativa di Neurologia e Stroke Unit dell'Ospedale San Luca, diretta dal Prof. Silani, è un centro di riferimento nazionale per le malattie del motoneurone (SLA e altre malattie motoneurali).

Attraverso l’interazione continua con il Laboratorio di Ricerche in Neuroscienze, i clinici possono mettere in campo uno studio personalizzato del paziente mediante ricerca di biomarcatori genetici e biochimici delle diverse patologie per ottimizzare una terapia personalizzata.
In particolare, utilizzando le più recenti tecnologie di sequenziamento del DNA (NGS) è possibile evidenziare velocemente e contemporaneamente la presenza di mutazioni genetiche nei più frequenti geni causativi per le malattie neurologiche.
Il Laboratorio di Neuroscienze è impegnato anche nella ricerca sulle cellule staminali ottenute dalla cute e dal sangue dei pazienti, al fine di fornire strumenti per definire l’efficacia di interventi terapeutici innovativi.

Questa diagnostica genetica d’avanguardia è supportata da un'attenzione particolare non solo per il paziente ma anche per i familiari, con valutazioni neuropsicologiche, colloqui psicologici e di sostegno in collaborazione con il Centro di Neuropsicologia e Psicologia Clinica, ma anche con lo sviluppo sensibilizzato di un counselling genetico sempre più richiesto dall’avanzamento delle conoscenze di predisposizione genetica delle diverse malattie di interesse neurologico.

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