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TRE falsi miti sul raffreddore

Pubblicato il 13/10/2020 - Aggiornato il 08/10/2021

Il raffreddore è una delle infezioni delle alte vie respiratorie più comuni e diffuse, soprattutto durante l’inverno. Su questo disturbo, che colpisce gli adulti in media un paio di volte all’anno e i bambini fino a sei, circolano molti falsi miti, che vengono presi per verità scientifiche. Vediamo i tre più comuni.

PRENDERE FREDDO FA VENIRE IL RAFFREDDORE?

Il raffreddore è un’infezione virale ed è quindi causato solo ed esclusivamente dall’esposizione al virus. Sebbene sia più frequente durante la stagione invernale, questo disturbo non dipende dal freddo, ma dal fatto che, quando si abbassano le temperature, aumentano le occasioni di contagio in quanto si sta più a lungo in ambienti chiusi e a stretto contatto con più persone.

È più probabile, infatti, che si venga a contatto con il virus toccando superfici interne (come maniglie, rubinetti, interruttori della luce ecc.) piuttosto che quando si trascorre più tempo all’aria aperta. Inoltre, è più facile per i virus diffondersi da persone che starnutiscono e tossiscono in un ambiente chiuso.

Coprirsi bene, quindi, non difende dal raffreddore. Per evitare questa infezione è utile invece lavarsi le mani con acqua e sapone o igienizzarle con un gel. Chi è raffreddato dovrebbe tossire e starnutire nel fazzoletto, lavarsi le mani dopo essersi toccato il naso, non lasciare in giro fazzoletti usati e, soprattutto, evitare il più possibile il contatto con altre persone finché non sono scomparsi i sintomi.

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ANTIBIOTICI E RAFFREDDORE: IL COLORE DEL MUCO E' UN INDICATORE?

È una convinzione diffusa che il colore del muco secreto dal naso possa indicare se è in atto un’infezione batterica e, quindi, se sia necessario fare ricorso all’antibiotico. In realtà non è così. Il muco diventa più denso e perde l’aspetto trasparente/biancastro per la maggiore concentrazione di enzimi e altre sostanze prodotte in seguito all’azione del sistema immunitario.

Generalmente il cambiamento della colorazione e della densità del muco avviene dopo qualche giorno dall’esordio del raffreddore ed è quindi semplicemente il segnale che le difese immunitarie stanno facendo il loro dovere. Un’eventuale sovrainfezione batterica, come una bronchite o una sinusite, che possa richiedere una terapia antibiotica, si manifesta con altri segni, come una febbre alta persistente, il respiro corto, tosse. In questi casi è bene rivolgersi al medico perché possa valutare la necessità di prescrivere farmaci specifici.

VITAMINA C: PREVIENE IL RAFFREDDORE?

La vitamina C è considerata tradizionalmente un rimedio naturale contro il raffreddore e si pensa che assumerne dosi massicce ai primi sintomi del raffreddore aiuti a guarire rapidamente. In realtà decenni di ricerche e di studi non hanno consento di ottenere evidenze scientifiche che dimostrino questa attività terapeutica nei confronti del raffreddore.

La vitamina C, che non è sintetizzata dal nostro organismo ma deve essere assunta attraverso l’alimentazione (soprattutto consumando frutta e verdura) o mediante specifici integratori, è importante per la funzionalità del sistema immunitario, il metabolismo delle ossa, l’assorbimento del ferro e per molti altri processi metabolici.

Assumerne le giuste quantità quotidianamente è quindi fondamentale per la salute dell’organismo e, in particolare, può aiutare ad affrontare un’infezione virale con le opportune difese immunitarie, ma bere una spremuta d’arancia o assumere la capsula di integratore non consente di curare nell’immediato un raffreddore.

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Articolo realizzato in collaborazione con Clorofilla-Editoria Scientifica


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