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Rene e cuore: una parentela molto stretta

Pubblicato il 16/09/2022

La malattia renale cronica fattore di rischio cardiovascolare

In un editoriale a firma del Prof. Gianfranco Parati, Direttore Scientifico di Auxologico, e dalla Dott.ssa Silvia Castelletti dello staff dell’U.O. di Cardiologia di Auxologico San Luca, pubblicato dall’ European Journal of Preventive Cardiology si sottolinea una problematica medica ancora spesso trascurata, vale a dire la malattia renale cronica come fattore di rischio cardiovascolare nella pratica clinica di routine, su cui c’è stata una importante presa di posizione da parte del Council of the European Renal Association.

L'interazione tra cuore e rene è ben nota da tempo, da quando iniziarono i primi studi sul meccanicismo della funzione renale e la sua interazione con il controllo del flusso sanguigno e della pressione arteriosa. Nel corso degli anni sono stati fatti diversi passi avanti nella comprensione delle complesse interazioni tra rene e cuore, tanto da giungere all’introduzione il termine “sindrome cardio-renale” alla base del tenue equilibrio tra i due organi.

Inoltre, il ruolo della funzione renale è stato riconosciuto come uno degli aspetti più importanti nella modulazione delle malattie cardiache, quindi la malattia renale cronica è stata riconosciuta come un fattore di rischio indipendente di malattie cardiovascolari. Questo concetto è stato persino incluso nelle ultime linee guida della Società Europea di Cardiologia (ESC) del 2021 sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari. Tutte queste conoscenze, sottolineano gli autori, avrebbero dovuto portare anche a una maggiore interazione multidisciplinare tra cardiologi e nefrologi.

Anche i cambiamenti globali nella popolazione mondiale sollecitano questa interazione. Il numero crescente di persone anziane, insieme alla crescente diffusione di obesità, ipertensione e diabete, coinvolgono non solo un numero crescente di persone affette da malattie cardiache e renali, ma anche quelle con una concomitante insorgenza di problemi che interessano entrambi gli organi.

L'importanza di una collaborazione multidisciplinare

Tra le opzioni proposte dagli autori del documento ufficiale a cura del Council of the European Renal Association (ERA), a cui questo editoriale fa riferimento, si evidenzia la necessità di una maggiore collaborazione multidisciplinare, e senza dubbio la più preziosa è quella relativa alla possibilità di creare una valutazione a livello europeo delle strategie di screening ottimali per identificare l'insufficienza renale cronica. Tuttavia, ciò richiede un grande sforzo da parte di tutte le figure coinvolte a livello nazionale e internazionale.

Dicono gli autori dell’editoriale​:

Per questo siamo arrivati a un punto in cui cardiologi, nefrologi e persino diabetologi devono collaborare e dialogare tra loro per creare conoscenza e consapevolezza tra tutti i medici. Ciò migliorerà la nostra capacità di curare i pazienti.

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