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Il cuore dell’atleta e la nascita della cardiologia sportiva

Pubblicato il 24/06/2022 - Aggiornato il 28/06/2022

Dall'antichità ai nostri giorni

"Gioia a te, abbiamo vinto!" sono le ultime parole pronunciate da Filippide prima che esalasse di colpo l'ultimo respiro: prima morte cardiaca improvvisa (MCI) di cui siamo a conoscenza nella storia dello sport.

La leggenda narra che Filippide morì dopo aver corso per circa 40 km dalla città di Maratona fino ad Atene per annunciare la vittoria delle forze greche contro i persiani. Ulteriori ricerche hanno dimostrato che Filippide in realtà percorse quasi 500 km, andando da Maratona ad Atene, da Atene a Sparta e di nuovo ad Atene. Tuttavia, nonostante l'enorme distanza percorsa, sopravvisse, ma la sua storia venne fusa con quella di un altro corridore, Eucles, che 50 anni dopo corse ad Atene per annunciare la vittoria e morì.

Questa prima Morte Cardiaca Improvvisa di un atleta non mise in dubbio i benefici confermati dello sport e dell'esercizio fisico nel mondo classico, dove grazie agli insegnamenti di filosofi come Platone (428–348 a.C.) nella sua "Repubblica", ma anche di Erodico (V secolo aC) e del suo più famoso allievo Ippocrate (460–370 aC), l'esercizio fisico divenne una parte fondamentale dell'educazione del cittadino nell'antica Grecia. L'idea che lo sport faccia bene senza arrecare danni è stata tramandata anche attraverso le opere di Galeno (129–210 d.C.) e non è stata contestata almeno fino al 1800, quando iniziarono a nascere dubbi sugli effetti dello sport intenso sul cuore.


La nascita della Cardiologia dello Sport

In un articolo pubblicato sull’“European Heart Journal”, a cui ha collaborato anche Auxologico, vengono passate in rassegna tutte le tappe nella storia della medicina che hanno portato alle conoscenze attuali su quello che viene definito "il cuore d'atleta", ossia sul fatto che lo sport può apportare benefici, ma anche cambiamenti al cuore. 
Alcuni atleti muoiono improvvisamente perché sono portatori di una malattia cardiaca non diagnosticata e l'esercizio fisico può innescare in loro una Morte Cardiaca Improvvisa. Queste conoscenze hanno portato alla nascita di programmi volti a diagnosticare preventivamente eventuali malattie cardiache sottostanti grazie allo screening cardiaco sportivo.

Dalle prime descrizioni quasi mitologiche della Morte Cardiaca Improvvisa nel mondo antico alla ricerca moderna di comprendere la fisiologia cardiaca dell'atleta, tutto ha contribuito alla recente comparsa di una nuova specialità, la cardiologia dello sport.  

Spiega la Dott.ssa Silvia Castelletti, cardiologa dello Staff dell'U.O. di Cardiologia di Auxologico San Luca:

La Cardiologia dello Sport è un ramo della cardiologia che si è sviluppato rapidamente negli ultimi anni, anche dato il crescente numero di persone, giovani e meno giovani, che eseguono attività sportiva. L'Italia è da sempre stato un Paese precursore: è stato il primo a istituire un programma di screening cardiologico medico-sportivo comprensivo di test ergometrico negli anni 80. Tale modello, inizialmente molto criticato a livello internazionale perché considerato poco vantaggioso da un punto di vista di costi-benefici, ha permesso sicuramente di comprendere ancora meglio i cambiamenti, sia quelli normali che anormali, cui può andare incontro il cuore di un atleta. Attualmente il nostro modello di screening è stato copiato in diversi Paesi.

"La storia della cardiologia dello sport, che nasce da quella del cuore d'atleta, è stata raccontata in un altro articolo pubblicato sempre sull'European Heart Journal che mette in risalto il ruolo modello dell'Italia nella Cardiologia dello Sport. 
Infatti è anche stato il primo Paese che ha visto nascere già negli anni '80 una società cardiologica dedicata: la Società Italiana di Cardiologia dello Sport. 
Successivamente, anche la Società Europea di Cardiologia ha istituito una società di cardiologia dello sport, la Sports Cardiology", prosegue Silvia Castelletti, autrice dei due articoli e membro del direttivo di entrambe le società di cardiologia dello sport.
"Studiamo e diffondiamo informazioni sul cuore d'atleta anche attraverso la stesura di linee guida e documenti ufficiali. Da un paio d'anni, inoltre, con la Sports Cardiology si sta lavorando a un programma di certificazione europeo in Cardiologia dello Sport, così che i cardiologi competenti nel campo possano essere ufficialmente riconosciuti come tali. I due articoli sulla storia del cuore d'atleta e della cardiologia dello sport sono nati da una mia personale curiosità di conoscere “le radici” delle attuali conoscenze. Studiando il passato, si può meglio apprezzare ciò che sappiamo e soprattutto comprendere che cosa manca e così mettere le basi per nuovi progetti di ricerca."

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Cosa fa Auxologico

Nella valutazione del rischio di aritmie cardiache fatali tra gli atleti, un ruolo fondamentale è quello della genetica, e più precisamente dello screening per la ricerca di mutazioni che causano cardiomiopatie e canalopatie (la più importante è la sindrome del QT lungo).

Auxologico è da tempo centro di riferimento per l’identificazione precoce degli atleti a rischio di morte cardiaca improvvisa, grazie alla presenza di esperti riconosciuti a livello internazionale, con:  

Per il miglior management clinico di questi due gruppi di malattie, che insieme rappresentano la prima causa di morte improvvisa nei giovani atleti, è necessario lo stretto collegamento tra clinici e genetisti.  

Questa simbiosi è presente in Auxologico grazie a un laboratorio di biologia molecolare di avanguardia che permette di eseguire screening genetici con le tecniche più avanzate ogniqualvolta emerga il sospetto, anche prima di ogni sintomo, che un atleta possa avere una di queste malattie genetiche. L’identificazione tempestiva di mutazioni genetiche che causano queste malattie permette di instaurare le terapie corrette e di prevenire tragedie evitabili.

Il nuovo ambulatorio di cardiologia dello sport, che sarà attivo a Meda, potrà quindi contare sulla ampia e sofisticata rete di ricerca e di diagnostica cardiologica già consolidata in Auxologico.


Oltre 60 anni di
ricerca e cura
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Dal 1958 Auxologico opera nei settori della ricerca biomedica e dell'assistenza sanitaria di alta specializzazione per assicurare ai pazienti le cure più aggiornate ed efficaci.

18 sedi in
Lombardia, Piemonte, Lazio e Romania
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Una rete integrata di strutture ospedaliere, ambulatoriali e di ricerca dedicata ai pazienti, dai più giovani agli anziani.

1.300.000
Persone/Anno
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La fiducia dei pazienti si traduce ogni anno in 4 milioni di prestazioni ambulatoriali e in 178.000 giornate di ricovero erogate da oltre 1800 professionisti sanitari.

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