Covid-19 e salute del testicolo: quali rischi e quali conseguenze?

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APPROFONDIMENTI

A cura di

Prof. Marco Bonomi

Responsabile Centro Disordini della Riproduzione e dello Sviluppo Puberale - U.O. Endocrinologia e Malattie del Metabolismo - San Luca - Auxologico San Luca

Dott. Biagio Cangiano

Staff U.O. Endocrinologia e Malattie del Metabolismo - San Luca - Auxologico San Luca

Dott. Andrea Cestari

Direttore U.O. Urologia e Andrologia - Capitanio - Auxologico Capitanio

Direttore Centro Incontinenza Femminile

La pandemia da Coronavirus 2 (SARS-COV-2) rappresenta la più importante emergenza sanitaria da diversi decenni a questa parte e verosimilmente rappresenterà anche il più importante attacco e sfida per la salute pubblica e per l’economia mondiale del secolo vigente.

Alla data odierna (maggio 2020) sono riportati oltre 3 milioni di casi con quasi 225.000 morti e 215 paesi interessati, come appare dai dati della Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO).

L’Italia, sfortunatamente, rientra tra i paesi in cui l’epidemia ha avuto la diffusione maggiore e in cui il tasso di mortalità è tra i più alti. Dati dell’Istituto Superiore di Sanità nazionale riportano infatti più di 200 mila casi sul territorio nazionale con più di 27 mila decessi ufficialmente correlati all’infezione da SARS-COV-2.

È altrettanto noto che questi dati siano probabilmente sottostimati e che la numerosità sia dei casi che dei decessi nazionali dovuti a infezione da SARS-COV-2 siano ben più grandi (forse anche 5-10 volte maggiori).

L’emergenza sanitaria di questi ultimi mesi ci ha insegnato che l’infezione da nuovo Coronavirus abbia conseguenze molto importanti sul sistema respiratorio e vascolare, la cui affezione severa rappresenta il maggior rischio di evoluzione fatale della malattia.

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Se è vero che la sindrome respiratoria acuta grave e la coagulazione intravascolare disseminata rappresentano le due manifestazioni più severe dell’infezione da SARS-COV-2, ad oggi, le conoscenze in nostro possesso non ci permettono di valutare le conseguenze a breve e lungo termine della malattia da Covid-19 anche su altri organi tra cui ad esempio il testicolo.

Questo aspetto risulta di particolare importanza se si considera che l’infezione da Coronavirus si è dimostrata colpire con maggiore frequenza il sesso maschile rispetto a quello femminile.

PERCHÉ LA PREVALENZA DI COVID-19 È MAGGIORE NEI MASCHI?

Ad oggi non sappiamo ancora dare una risposta a questa domanda. È tuttavia possibile che gli steroidi sessuali, il testosterone nel maschio e gli estrogeni nella femmina, entrambi prodotti dalle gonadi (il testicolo nel maschio e l’ovaio nella femmina) e i loro meccanismi d’azione a livello di organi e tessuti bersaglio possano influenzare l’espressione di fattori favorenti (o protettivi) l’evoluzione dell’infezione stessa.

Presso il Dipartimento di Medicina Endocrino-Metabolica è in corso un protocollo di studio specificamente mirato a meglio comprendere questo aspetto così come altri aspetti relativi al possibile effetto dell’infezione da Covid-19 sul sistema endocrino.

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COSA SAPPIAMO DEL COINVOLGIMENTO DEL TESTICOLO NEL COVID-19?

Ad oggi non abbiamo ancora dati in letteratura che permettano di rispondere con evidenze scientifiche dirette a questa domanda.

Tuttavia, alcuni aspetti fisiopatologici noti possono fare quantomeno ipotizzare un possibile coinvolgimento.

È infatti noto che il SARS-COV-2 penetri nelle cellule del nostro organismo grazie a una proteina “spike” che è in grado di determinare una modificazione strutturale della membrana esterna delle cellule infettate, creandosi così una via di ingresso nella cellula ospite dove potrà replicarsi e quindi propagare l’infezione (Wrapp, Wang et al. 2020).

Questa proteina spike, in particolare, ha un’alta affinità per un tipo di recettori di membrana che sono i recettori dell’enzima di conversione dell'angiotensina-2 (ACE2r). Ciò significa che cellule che esprimono questi recettori potrebbero essere il target del SARS-COV-2 (Chen, Guo et al. 2020, Wrapp, Wang et al. 2020).

In particolare, una specifica popolazione cellulare del testicolo, le cosiddette cellule di Leydig, responsabili della produzione di testosterone, esprimono gli ACE2r. D’altro canto, l’espressione di questo recettore è stata dimostrata anche a livello degli spermatogoni, precursori degli spermatozoi, e delle cellule di Sertoli che rivestono i tubuli seminiferi del testicolo in cui avviene la spermatogenesi.

L’insieme di questi presupposti ed evidenze fanno quindi pensare che il testicolo sia un possibile tessuto target di SARS-COV-2 e che possa esserne colpito sia nella sua funzione ormonale che spermatica con potenziali effetti sia sulla produzione di testosterone che sulla fertilità del paziente infetto.

IL TESTICOLO PUÒ ESSERE VITTIMA DI INFEZIONI VIRALI?

Si, è noto che il testicolo possa essere vittima di infezioni virali che determinano quadri di infiammazione testicolare acuta (orchite acuta) con anche postumi successivi che colpiscono sia la funzione ormonale che spermatica del testicolo stesso.

In particolare, riveste sicuro interesse l’evidenza dalla letteratura scientifica che un altro coronavirus, il SARS-COV, che ha un 80% di similitudine con il nuovo SARS-COV-2, sia descritto responsabile di alcuni casi di orchite acuta (Xu, Qi et al. 2006, Chen, Guo et al. 2020).

È inoltre di questi giorni la diffusione della notizia di alcuni studi americani e cinesi che dimostrerebbero la colonizzazione del testicolo proprio da parte di SARS-COV-2 ma va sottolineato che questi studi (in data odierna) non sono ancora stati pubblicati su riviste scientifiche internazionali, ma sono solo stati riportati da alcuni siti web, in quanto non hanno ancora ultimato i necessari processi di revisione cui vengono normalmente sottoposte le pubblicazione scientifiche.

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SARANNO QUINDI NECESSARI STUDI ULTERIORI PER CHIARIRE L’IMPATTO DELL’INFEZIONE DA SARS-COV-2 SUL TESTICOLO?

Si, sono sicuramente necessari studi per chiarire una serie di tematiche relative all’impatto del Covid-19 sul testicolo.

Le società scientifiche andrologiche nazionali e internazionali hanno già chiamato a raccolta i loro associati per portare avanti studi rigorosi che permettano di capire meglio:

  • le differenze di suscettibilità tra maschi e femmine;
  • se l’infezione possa realmente danneggiare la funzione ormonale del testicolo;
  • se il virus sia realmente in grado di passare nel liquido seminale.

Andranno quindi valutati i possibili risvolti in termini di insorgenza di quadri di ipogonadismo maschile e/o di infertilità conseguenti all’infezione (soprattutto nei giovani).

Solo studi rigorosi, che verranno nei mesi a venire e a cui il nostro Istituto parteciperà, permetteranno, sperabilmente, di rispondere a questi quesiti con evidenze scientifiche solide.

C’È IL RISCHIO DI TRASMISSIONE DEL VIRUS PER VIA SESSUALE?

Al momento non è possibile rispondere a questa domanda. Come anticipato poc'anzi, servono anzitutto studi atti a valutare la possibile presenza di SARS-COV-2 nel liquido seminale.

Qualora venisse dimostrato tale passaggio nel liquido seminale andrebbe poi attentamente valutato il suo potenziale di contagio anche per via sessuale, inclusa l’eventualità di trasmissione da parte di soggetti infetti e magari asintomatici.

Quindi per poter avere una risposta è al momento necessario attendere le evidenze scientifiche.

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CHE CONSIGLIO DARESTE QUINDI AD UN PAZIENTE MASCHIO CHE È STATO VITTIMA DELL’INFEZIONE DI COVID-19?

Il consiglio, poco distante da quello che daremmo a un qualsiasi soggetto maschio, è di prendersi cura della propria salute sessuale e di prestare attenzione a eventuali segni e sintomi che possono indicare una ridotta funzione testicolare.

In particolare, non vanno sottovalutati sintomi quali una riduzione del desiderio sessuale, la mancanza o netta riduzione di erezioni spontanee al risveglio, il deficit erettile e/o l’alterazione di quantità e qualità del liquido seminale. Queste caratteristiche potrebbero indicare una disfunzione testicolare.

D’altro canto, la presenza di un dolore in sede scrotale è un altro possibile campanello di allarme che potrebbe indicare una infezione acuta in questa sede.

In tutti questi casi raccomandiamo una prima valutazione presso il proprio medico di medicina generale ed eventualmente una visita specialistica endocrinologica o urologica. In particolare, presso il nostro Istituto è possibile avere una valutazione endocrinologica presso l’ambulatorio dedicato agli ipogonadismi o una valutazione urologica mediante prenotazione presso il nostro Centro Unico di Prenotazione.

CENTRO DISORDINI DELLA RIPRODUZIONE E DELLO SVILUPPO PUBERALE

All’interno della U.O. di Endocrinologia e malattie del metabolismo è attivo un ambulatorio dedicato a tutte le forme di ipogonadismo maschile, diretto dal Prof. Marco Bonomi.

L’ambulatorio è attivo in diverse sedi di Auxologico ed è aperto ad adulti, bambini e adolescenti. Durante la visita endocrinologica viene eseguita la valutazione accurata ed esaustiva della funzione testicolare (sia per la sua componente ormonale che spermatica). Poi attraverso gli esami strumentali e di laboratorio (disponibili in Auxologico), si arriva alla diagnosi precisa del difetto ormonale testicolare (sia esso un ipogonadismo primario o secondario) e alle terapie più indicate, personalizzate anche in base anche all’età del paziente.

IL CENTRO DI UROTECNOLOGIE

Il Centro di Urotecnologie di Auxologico è specializzato nel trattamento chirurgico del tumore della prostata, del rene, del surrene, della vescica, dell'uretere.

Si tratta di una moderna unità chirurgica diretta da primari di rilievo internazionale in grado di trattare le patologie urologiche e andrologiche mediante tecniche di chirurgia mininvasiva che garantiscono vantaggi indiscutibili: una maggiore precisione dell’intervento e una ridotta invasività, con meno dolore per il paziente e degenze più brevi.

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