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La tiroide è importante. Leggi perché con la storia di Giovanna

Pubblicato il 03/05/2022 - Aggiornato il 04/05/2022

Come stavo? È difficile da descrivere perché non era un dolore localizzato, ma sentivo un malessere molto forte. Facevo fatica a fare pochi passi. Quando mio figlio mi accompagnava a fare le visite doveva sollevarmi per salire anche pochi scalini, perché non riuscivo a fare forza sulle gambe e sulle braccia. Dormivo tutto il giorno, o meglio ero assente. Mancanza assoluta di appetito, riuscivo a buttare giù solo tè senza zucchero e forse un biscotto al giorno: infatti ho perso 11 chili in pochissimo tempo. Avevo anche la tachicardia e il primo medico a cui mi sono rivolta è stato il cardiologo, ma poi ho scoperto che si trattava di un attacco di ipertiroidismo.

Giovanna aveva 66 anni quando la sua tiroide ha iniziato a mandarle segnali di sofferenza. Per 3 anni, dal 2018 al 2021, è stata seguita dall’équipe del Centro Tiroide di Auxologico guidato dalla Prof.ssa Laura Fugazzola, Responsabile del Centro e del Servizio di diagnosi e terapia delle patologie tiroidee benigne e maligne. Dopo poco tempo dalla diagnosi di ipertiroidismo, una condizione caratterizzata da un’eccessiva produzione degli ormoni tiroidei triiodotironina (T3) e tiroxina (T4) responsabili della modulazione del metabolismo basale, del battito cardiaco, della temperatura e del peso corporeo, emergono anche i primi sintomi agli occhi. Si tratta di una oftalmopatia basedowiana. A questo punto Giovanna viene presa in carico anche dai professionisti di Auxologico Capitanio, in particolare dalla Dott.ssa Stefania Bianchi-Marzoli, oftalmologa, affinché il suo percorso di cura venga disegnato in modo integrato. E il “metodo Auxologico” si rivela vincente.

Non vedevo da vicino e neanche da lontano. Era tutto sfumato, non riuscivo a leggere, avevo gli occhi molto gonfi. Soffrivo già di alcune patologie oculari, una forte miopia, un glaucoma all’occhio sinistro e la cornea guttata, perciò è stato difficile intervenire sulle mie condizioni. Nonostante questa complicazione mi sono sentita subito messa al centro. Ero prostrata, preoccupata, ma poi mi sono sentita rassicurata dalla prontezza delle cure, dal fatto che i medici si coordinassero tra loro. Potevo fare tutto all’interno di Auxologico. La Dott.ssa Bianchi-Marzoli e la Dott.ssa Irene Campi, endocrinologa stabilivano insieme i passaggi successivi e questo mi è stato d’aiuto perché ero psicologicamente provata.

Dopo tre anni di cure la salute di Giovanna si è stabilizzata. Oggi deve fare solo una visita di controllo all’anno. Se pensa agli ultimi esami fatti prima che scoppiasse la malattia, vorrebbe non aver sottovalutato quei valori che segnalavano una condizione borderline. Questo pensiero è anche un consiglio che Giovanna fa a tutte le persone che non si sono soffermate a pensare alla salute della loro tiroide.

La tiroide è lì e finché fa quello che deve fare non ci preoccupiamo delle sue condizioni. Invece ho scoperto che più persone di quanto pensassi soffrono di malattie legate alla tiroide. I sintomi possono essere diversi per ognuno, con stadi più o meno intensi di gravità. E allora bisogna essere più attenti con gli esami, con la puntualità dei controlli. E non sottovalutare i valori degli esami fuori norma, ma confrontarsi con uno specialista.


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