a cura della Dott.ssa Gabriella Malfatto (Centro Insufficienza Cardiaca - Auxologico San Luca)
Cos'è l'Insufficienza Cardiaca
L'insufficienza cardiaca (spesso definita come scompenso cardiaco) è un insieme di segni e sintomi come affaticabilità, cardiopalmo e respiro faticoso, e rappresenta la conseguenza di fattori di rischio preesistenti (ipertensione, diabete, ipercolesterolemia) e di malattie cardiovascolari come la malattia coronarica cronica e l'infarto miocardico.
Negli ultimi decenni del XX secolo, l'insufficienza cardiaca ha rappresentato un grave problema di salute pubblica: ancora oggi, è la principale causa di ricovero in ospedale delle persone anziane, e ha un'alta mortalità a un anno dal primo ricovero.
Lo studio di riferimento
Siamo ormai nel primo quarto del XXI secolo: c'è stato qualche cambiamento in questa situazione? Una prima risposta arriva dai risultati di uno studio appena pubblicato su una rivista internazionale (International Journal of Cardiology Cardiovascular Risk and Prevention), nato dalla collaborazione tra l'Istituto Auxologico e l'Università di Milano-Bicocca e coordinato dal Professor Gianfranco Parati.
Metodologia
I ricercatori hanno analizzato, nella popolazione lombarda, i dati di dimissione ospedaliera per insufficienza cardiaca registrati dal Servizio Sanitario regionale dal 2000 al 2023. Sono stati considerati sia la prevalenza (il numero di casi della malattia in un certo periodo di tempo) che la incidenza (le nuove diagnosi della malattia in quel periodo di tempo) dell'insufficienza cardiaca.
Inoltre, i ricercatori hanno descritto i fattori determinanti l'inizio della terapia ottimale per l'insufficienza cardiaca, raccomandata dagli esperti della patologia, dopo la dimissione dall'Ospedale. I risultati sono interessanti e meritano alcune considerazioni.
Il dato positivo
Il primo dato è confortante. A partire dal 2010, la prevalenza e l'incidenza dei ricoveri per insufficienza cardiaca sono nettamente diminuiti.
Questo per due ragioni:
- il trattamento dei fattori di rischio e delle malattie che conducono all'insufficienza cardiaca è diventato più aggressivo ed efficace, come suggerito dalla più aggiornata letteratura scientifica;
- la terapia dell'insufficienza cardiaca stessa è nettamente migliorata in questo primo scorcio di secolo con l'introduzione di farmaci innovativi.
Questo risultato conferma che la prevenzione e la terapia adeguate ed ottimizzate sono fondamentali in qualunque patologia.
Il problema aperto
Tuttavia, lo studio evidenzia anche un problema: solo la metà dei pazienti dimessi iniziava la terapia raccomandata per l'insufficienza cardiaca entro tre mesi dal ricovero ospedaliero; inoltre, la probabilità di ricevere tale terapia era molto bassa nelle donne e nei pazienti anziani, proprio quelli a maggior rischio di avere una malattia più severa con complicazioni e nuovi ricoveri.
Le soluzioni proposte
Gli autori dello studio concludono che l'approccio al trattamento ottimale dell'insufficienza cardiaca dopo un ricovero ospedaliero deve essere migliorato, e propongono due soluzioni per ottenerlo più rapidamente e in un numero maggiore di pazienti. Una prima è l'inizio della terapia ottimale già durante il ricovero.
Un'altra opzione è l'invio dei pazienti dimessi ad un controllo tempestivo (entro 3-4 settimane) presso un ambulatorio dedicato alla cura dell'insufficienza cardiaca.
Tali pratiche virtuose sono già in uso da alcuni anni in numerosi reparti di Cardiologia ad elevata specializzazione, tra cui il nostro all'Ospedale San Luca di Milano.
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