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Diagnosi della Sindrome del QT Lungo: un Parametro ECG per Riconoscerla

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Visita Cardiologica con ECG - Aritmia Genetica

Pubblicato il 10/03/2026

Quando il cuore non dà segnali: un parametro ECG può aiutare nella diagnosi della sindrome del QT lungo.

Un nuovo studio coordinato dai ricercatori di Auxologico, guidati dal Prof. Peter J. Schwartz, identifica un parametro all’elettrocardiogramma sotto sforzo che può aiutare a riconoscere precocemente la sindrome del QT lungo, una malattia genetica che altera l’attività elettrica del cuore e che può essere tra le cause di morte cardiaca improvvisa.

La morte cardiaca improvvisa può talvolta rappresentare la prima manifestazione della sindrome del QT lungo (LQTS), una malattia genetica che altera l’attività elettrica del cuore.

Per questo motivo, i ricercatori di Auxologico hanno concentrato la loro attenzione sui pazienti ancora asintomatici, cioè persone che non hanno mai avuto sintomi evidenti ma che potrebbero essere a rischio.

La Sindrome del QT Lungo


La ricerca di Auxologico

Prof. Peter J. Schwartz
Il Prof. Peter J. Schwartz, Direttore del Centro Aritmie Genetiche di Auxologico

Il gruppo guidato dal Prof. Peter J. Schwartz, Direttore del Centro Aritmie Genetiche, insieme ai ricercatori dell’Unità di Cardiologia di Auxologico, ha identificato un nuovo segnale all’elettrocardiogramma sotto sforzo che può aiutare a riconoscere la malattia anche quando il QT a riposo appare normale.

Il parametro osservato è la cosiddetta “fusione tra l’onda T e l’onda P” al picco dell’esercizio fisico: un dettaglio dell’elettrocardiogramma che diventa evidente durante il test da sforzo.

Questo elemento potrebbe rappresentare un nuovo marcatore predittivo per individuare soggetti con sindrome del QT lungo non ancora diagnosticata.

Chi è il Prof. Peter J. Schwartz


Perché è una scoperta importante per i pazienti

Molti pazienti con QT lungo possono avere un intervallo QT basale normale, rendendo più difficile una diagnosi precoce.

Grazie a questa scoperta è possibile identificare prima i soggetti a rischio, avviare ulteriori valutazioni cliniche e screening genetico e iniziare una terapia profilattica salvavita. Le terapie disponibili oggi, come i beta-bloccanti o altre strategie mirate, riducono significativamente il rischio di eventi gravi.


Ricerca pubblicata su rivista internazionale

Boeri C, Sarto P, Cerea P, Crotti L, Dagradi F, Giovenzana FLF, Alberio C, Meneguzzo G, Lucini D, Musu G, Spazzolini C, Schwartz PJ.

TP-fusion at peak exercise: a novel marker for the recognition of unsuspected long QT syndrome patients. Europace. 2025;27:euaf137.


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