La ricerca di Auxologico sul SARS-CoV-2

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La ricerca di Auxologico sul SARS-CoV-2

Dopo aver affrontato l'emergenza Coronavirus  riconvertendo nel giro di pochi giorni l’Ospedale San Luca per accogliere e curare i malati più gravi di Covid-19 e mettendo a disposizione reparti dedicati alla riabilitazione in Ospedale di Piancavallo e in Ospedale Capitanio, Auxologico è oggi impegnato attivamente nella ricerca sul virus SARS-CoV-2 responsabile del Covid-19, un virus nuovo che ha portato con sé molti interrogativi e sfide per il mondo della scienza e della medicina.

Auxologico ha già avviato circa 20 progetti di ricerca che si avvalgono sia della raccolta di dati e della condivisione di esperienze delle strutture coinvolte in prima linea (l’Ospedale San Luca, i centri riabilitativi di Piancavallo e Capitanio, il Centro di Ricerche di Cusano per le analisi molecolari-genetiche-epigenetiche) sia della collaborazione con altri istituti in Italia e all’estero.

LE LINEE DI RICERCA DI AUXOLOGICO SUL SARS-COV-2

1. CAPIRE COME IL VIRUS INFETTA E DANNEGGIA L'ORGANISMO

I ricercatori di Auxologico stanno studiando i meccanismi fisiopatologici con cui questo virus infetta l’organismo e lo danneggia.

Infatti, anche se le manifestazioni più evidenti sono a livello polmonare, ci sono crescenti evidenze che l’infezione interagisca anche con altri organi e sistemi.

Per esempio, sono stati registrati fenomeni di trombosi in vari distretti (polmonare, intestinale), e interazioni con il sistema immunitario, che viene come “indotto” a liberare in grande quantità sostanze che possono danneggiare l’organismo (la cosiddetta “tempesta citochinica”).

Sembra che la carenza di alcune sostanze come la vitamina D, che oltre a essere coinvolta nel metabolismo osseo agisce anche come modulante del sistema immunitario, favorisca un decorso più grave della malattia.

Inoltre, è stato ipotizzato che l’infezione da Covid-19 agisca in modo negativo sul cuore, sia in modo diretto, con infezione del cuore da parte del virus (cioè una miocardite virale) che indiretto, poiché il cuore viene sottoposto a un lavoro eccezionale per mantenere l’ossigenazione dei vari organi, e alla lunga può affaticarsi, portando a fenomeni di scompenso cardiaco, con prevalente interessamento delle sezioni destre.

Inoltre, pare possa esserci interessamento del sistema nervoso da parte del Covid-19: non solo molti pazienti riferiscono perdita del gusto e dell’olfatto, ma in alcuni casi sono stati osservati anche ictus.

2. INDIVIDUARE I FATTORI CHE INFLUISCONO SUL DECORSO PIÙ O MENO GRAVE DELLA MALATTIA

Un altro argomento su cui si sta concentrando la ricerca in Auxologico è l’individuazione di quei fattori che favoriscono un decorso più favorevole, cioè una infezione con manifestazioni più lievi, o un decorso sfavorevole, che può portare anche a morte. 

È stata ipotizzata una componente genetica, che sembra favorire il sesso femminile, ma anche altri fattori individuali, tra i quali per esempio la storia del paziente, le sue malattie precedenti, la terapia farmacologica in atto, la sua costituzione corporea, che potrebbero essere associati a gravi conseguenze cardio-respiratorie.
I ricercatori di Auxologico stanno concentrando le loro ricerche anche per chiarire i dubbi legati all’assunzione di determinati farmaci per l’ipertensione arteriosa che potrebbero avere un ruolo nella patogenesi e nella prognosi.

Per aiutare nella ricerca dei fattori predisponenti e dei segni precoci - rilevabili già all’inizio dell’infezione - di un decorso più o meno favorevole, i ricercatori stanno sfruttando anche l’Intelligenza Artificiale, applicata all’analisi di radiografie del torace, TC (tomografie computerizzate) del torace e ecografie del torace dei pazienti affetti da COVID-19.

3. TROVARE LE TERAPIE PIÙ EFFICACI MONITORANDO I PAZIENTI A DISTANZA

Un altro aspetto chiave della ricerca in corso è l’individuazione di terapie per trattare i pazienti affetti da COVID-19.

Auxologico partecipa, insieme ad altri centri d’eccellenza, a vari studi nazionali per la valutazione di farmaci immunomodulanti, nonché per valutare l’utilità di strategie non invasive, in aggiunta alle terapie farmacologiche, per migliorare la funzione respiratoria.

Tra queste, l’utilità dell’applicazione della tecnica del “respiro lento”, sviluppata durante la decennale esperienza dell’Istituto nella Medicina d’Alta Quota.

Viene data grande attenzione anche a ciò che succede alla risoluzione dell’infezione acuta. Sono stati creati programmi sperimentali di riabilitazione respiratoria ad hoc, che vengono effettuati in videoconferenza tramite un innovativo servizio di telemedicina, per rispettare le “distanze di sicurezza” e minimizzare le occasioni di contagio.

Infine, è in corso la definizione di uno studio per rivalutare i pazienti dopo 3-6 mesi dalla risoluzione della fase acuta di malattia per identificare eventuali reliquati a livello polmonare e cardiaco.

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