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Valvulopatie, quando clinica e ricerca fanno squadra

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Visita Cardiologica con ECG - Valvulopatie

Pubblicato il 13/02/2026

Intervista al Prof. Luigi Badano, Direttore dell’Unità Operativa di Diagnostica Integrata Cardiovascolare e del Servizio di Risonanza Magnetica Cardiaca di Auxologico, sui nuovi risultati scientifici del suo team nel campo delle valvulopatie.

Un importante riconoscimento scientifico internazionale premia il lavoro di squadra tra attività clinica e ricerca. Nel numero di febbraio dell’European Heart Journal of Cardiovascular Imaging sono stati pubblicati numerosi contributi firmati da ricercatori dello stesso laboratorio, tra studi originali, review ed editoriali dedicati al tema delle valvulopatie.

Una concentrazione di lavori su una rivista con Impact Factor 6.6 che rappresenta un risultato non comune e una vetrina di grande prestigio per la produzione scientifica del gruppo. Ne parliamo con il Prof. Luigi Badano, protagonista di questo percorso scientifico e formativo.

Chi è il Prof. Badano


Professore Badano, nel numero di febbraio dell’European Heart Journal of Cardiovascular Imaging compaiono numerosi contributi firmati dal vostro gruppo. Quanto è rilevante questo risultato nel panorama della ricerca sulle valvulopatie?

Si tratta di un risultato molto rilevante. L’European Heart Journal of Cardiovascular Imaging è la rivista ufficiale della European Association of Cardiovascular Imaging, una delle associazioni della European Society of Cardiology, la più importante società scientifica di cardiologia a livello mondiale. È attualmente la seconda rivista al mondo per rilevanza scientifica nel campo dell’imaging cardiovascolare, con un Impact Factor di 6.6. Inoltre, pubblica soltanto il 12% dei lavori sottoposti a revisione.La presenza di numerosi contributi del nostro gruppo nello stesso numero testimonia la qualità e la solidità della nostra attività scientifica in un ambito strategico come quello delle valvulopatie.


Non si tratta di un singolo studio ma di più lavori - articoli originali, review ed editoriali - provenienti dallo stesso laboratorio. Che cosa racconta questo dato sulla struttura e sul metodo di lavoro del vostro team?

È un segnale molto significativo. Il Dott. Tomaselli e la Dott.ssa Buta sono primi autori di due studi originali. Il primo evidenzia la necessità di valutare in modo differenziato la gravità dell’Insufficienza Tricuspidale e la compromissione della funzione del ventricolo destro nell’uomo e nella donna. I nostri dati mostrano che, applicando criteri uniformi, si rischia di trattare le donne troppo tardi, compromettendo la possibilità di ottenere benefici duraturi. È quindi un lavoro che pone al centro la personalizzazione della diagnosi e dell’indicazione al trattamento. Il secondo studio propone nuovi criteri ecocardiografici per definire la gravità dell’insufficienza tricuspidale, identificando valori soglia specifici per la valvola tricuspide che risultano predittivi della prognosi. È un passo avanti importante: le attuali linee guida utilizzano infatti metodiche e valori soglia sviluppati per la valvola mitrale e successivamente adattati alla tricuspide. Noi abbiamo dimostrato che questo approccio porta a sottostimare la gravità dell’insufficienza tricuspidale e a ritardarne il trattamento. Il Dott. Springhetti e la Prof.ssa Denisa Muraru hanno inoltre guidato un gruppo di ricercatrici europee e canadesi nella stesura di una review che sintetizza le evidenze sulle differenze di genere nell’adattamento del cuore alle valvulopatie e nella loro prognosi. È un tema cruciale, a lungo trascurato: gran parte delle basi diagnostiche e prognostiche attuali deriva da studi condotti prevalentemente su popolazioni maschili. Infine, il Dott. Springhetti è stato invitato a scrivere un editoriale di commento su due lavori originali pubblicati dalla rivista, con l’obiettivo di inquadrarne l’importanza nel contesto della cardiologia generale e della diagnosi e trattamento delle valvulopatie. Nel complesso, questi contributi dimostrano che il nostro team è riconosciuto a livello internazionale per capacità innovativa (studi originali), solidità scientifica (review) e autorevolezza (editoriali su lavori di altri gruppi).


Molti di questi studi nascono da casistiche cliniche e database costruiti nel tempo. Quanto è strategica, nel vostro modello, l’integrazione tra pratica clinica quotidiana e ricerca scientifica?

Per un IRCCS, l’integrazione tra pratica clinica e ricerca è la pietra angolare dell’attività istituzionale. Oltre ai progetti di ricerca specifici, tutti i dati clinici e le immagini prodotte nella pratica quotidiana vengono archiviati digitalmente in database strutturati. I dati dei pazienti che acconsentono all’utilizzo a fini di ricerca vengono impiegati per studi osservazionali. Questo modello ci consente di disporre di un’ampia base di dati da cui generare e verificare nuove ipotesi scientifiche. Inoltre, la consapevolezza condivisa dell’importanza dell’affidabilità dei dati si traduce in una particolare attenzione nell’esecuzione degli esami e nelle misurazioni, con un beneficio diretto anche per la qualità e l’accuratezza delle prestazioni cliniche offerte ai pazienti.


Tra gli autori compaiono anche medici e ricercatori più giovani. Quanto investite sulla crescita delle nuove generazioni e che ruolo hanno nei progetti di ricerca del gruppo?

Se si esclude il sottoscritto, l’età media del Centro ricerche valvulopatie cardiache è di 37 anni. Il gruppo è multidisciplinare - comprende cardiologi, bioingegneri e tecnici di ecocardiografia - ed è fortemente internazionale, con ricercatori provenienti da Romania, Giappone e Francia. Inoltre, la maggioranza dei componenti è costituita da donne (9 su 12). Il Centro sostiene giovani talenti nazionali e internazionali attraverso borse di studio dedicate a chi desideri investire almeno un anno nella nostra attività di ricerca. Il laboratorio è dotato delle più avanzate apparecchiature ecocardiografiche e software di analisi, ed è inserito in una rete di collaborazioni internazionali. I giovani ricercatori hanno la possibilità di utilizzare tecnologie all’avanguardia, ricevere un costante supporto nella crescita scientifica e beneficiare delle relazioni internazionali mie e della Prof.ssa Denisa Muraru, attuale President-Elect della European Association of Cardiovascular Imaging. Sono inoltre incoraggiati e sostenuti nella presentazione dei risultati ai principali congressi nazionali e internazionali. Il Centro organizza anche eventi scientifici di respiro internazionale in Auxologico, come il Corso sulla valutazione dell’insufficienza tricuspidale con metodiche ecocardiografiche avanzate, che favorisce il confronto diretto con i maggiori esperti mondiali del settore. 


Gli studi pubblicati - in particolare quelli sull’insufficienza tricuspidale e sulle differenze di genere nelle valvulopatie - quali possibili impatti potranno avere sulla diagnosi e sulla gestione dei pazienti nei prossimi anni?

I nostri studi stanno contribuendo a un vero e proprio cambio di paradigma in ecocardiografia. Da un lato, evidenziano la necessità di utilizzare metodiche e valori di riferimento specifici per la valutazione dell’insufficienza tricuspidale. Questo permetterà una diagnosi più precoce e un trattamento più tempestivo, evitando l’instaurarsi di un danno irreversibile del cuore destro. Dall’altro, le ricerche sulle differenze di genere porteranno a una maggiore personalizzazione della diagnostica e della stratificazione prognostica. L’obiettivo è evitare che, applicando criteri derivati da studi condotti prevalentemente su uomini, si sottovaluti la gravità della valvulopatia e del danno cardiaco nelle donne. 

In definitiva, il messaggio è chiaro: una diagnostica più precisa e personalizzata è la chiave per migliorare la prognosi e la qualità di vita dei pazienti con valvulopatie.


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