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La "nebbia cognitiva" dopo il Covid

Pubblicato il 08/04/2022 - Aggiornato il 13/04/2022

I disturbi neurologici dopo un anno dalla guarigione da Covid

Uno studio, a cui ha preso parte anche Auxologico, ha indagato le conseguenze neurologiche e in particolare cognitive, a distanza di tempo, dei pazienti ricoverati in ospedale per Covid. Inizialmente il Covid-19 era considerato quasi esclusivamente una sindrome respiratoria, ma prove crescenti indicano che l'infezione da virus SARS-CoV-2 (responsabile della malattia da Covid) colpisce anche altri distretti corporei e funzioni.

Più specificamente, gli studi hanno dimostrato che il virus SARS-CoV-2 è in grado di invadere il sistema nervoso centrale e causare sintomi neurologici. Era del resto già noto che molti coronavirus fossero in grado di alterare la struttura e la funzione del sistema nervoso. Inoltre, è stato dimostrato che tali virus causano alterazioni del sistema nervoso non solo attraverso vie di infezione diretta (sia neuronale che circolatoria), ma anche attraverso ipossia secondaria, danno tissutale immuno-mediato, stati procoagulativi e protrombotici e altri meccanismi.

Lo studio, pubblicato dall’European Journal of Neurology, condotto dal Centro di Ricerca “Aldo Ravelli” dell’Università degli Studi di Milano e dall’Ospedale San Paolo in collaborazione con Auxologico, ha evidenziato che dopo un anno dal Covid sono ancora presenti disturbi cognitivi. Da tale studio è emerso che una delle conseguenze da Covid, riscontrate a medio e lungo termine, è quella che viene chiamata “nebbia cognitiva”, una sorta di rallentamento e stanchezza mentale, che colpisce le persone guarite che provano fatica nel fare le azioni quotidiane come lavorare, guidare la macchina o fare la spesa.

Si tratta di uno dei primi studi, se non del primo in assoluto per quanto è dato sapere, che ha indagato la disfunzione cognitiva in seguito al recupero da Covid-19, vale a dire la progressione del deterioramento cognitivo dopo un anno. L'obiettivo era appunto quello di valutare il funzionamento cognitivo a un anno dalla dimissione dall'ospedale ed eventuali associazioni con variabili cliniche specifiche.

Il Prof. Vincenzo Silani, tra gli autori dello studio, Direttore dell’Unità Operativa di Neurologia di Auxologico San Luca e Professore Ordinario di Neurologia dell’Università degli Studi di Milano, sottolinea “la necessità di continuare lo studio del Long Covid anche per il possibile impatto sulla messa a punto di nuove strategie terapeutiche per questi pazienti”.

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Neurologia in Auxologico

L’Unità Operativa di Neurologia dell'Ospedale San Lucaa direzione universitaria, è sede della Scuola di Specialità di Neurologia dell’Università degli Studi di Milano e partecipa al programma MD/PhD della stessa Università. Inoltre è sede di ricerca distaccata del Centro Dino Ferrari per la diagnosi e la terapia delle malattie neuromuscolari e neurodegenerative dellUniversità degli Studi di Milano.

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La Ricerca Scientifica per cure più efficaci

L’Unità Operativa offre inoltre, mediante l’interazione continua con il Laboratorio di Ricerche in Neuroscienze, la preziosa possibilità di uno studio personalizzato del paziente mediante ricerca di biomarcatori genetici e biochimici delle diverse patologie per ottimizzare una terapia personalizzata.
In particolare, utilizzando le più recenti tecnologie di sequenziamento del DNA (NGS) è possibile evidenziare velocemente e contemporaneamente la presenza di mutazioni genetiche nei più frequenti geni causativi per le malattie neurologiche.
Il Laboratorio di Neuroscienze è impegnato anche nella ricerca sulle cellule staminali ottenute dalla cute e dal sangue dei pazienti, al fine di fornire strumenti per definire l’efficacia di interventi terapeutici innovativi.


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