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Tumore al seno: la storia di Laura

Pubblicato il 06/10/2021 - Aggiornato il 08/03/2022

L’ho trovato da sola, con l’autopalpazione. Era piccolo, duro, e già mi pungeva.

Laura è una giovane donna, lavora come impiegata in Auxologico e all’inizio dei suoi 40 anni ha scoperto di avere un tumore al seno. «Lavorare per un’azienda che si occupa di salute mi ha sensibilizzata, sicuramente, ma nella mia storia familiare due cugine di mia madre sono morte di tumore al seno. E questo mi ha spinto a stare attenta».

Alla prima ecografia si capisce che la situazione è seria e a Laura viene consigliato di rivolgersi subito all’Istituto dei Tumori di Milano. «Mi hanno fatto l’esame dell’ago aspirato. Prelevano il liquido contenuto nella formazione che hai nel seno, per analizzare le cellule e capire se il tumore è benigno o maligno. E il mio era maligno».

«È stata una batosta. Pensi sempre che sia qualcosa di lontano, che succeda alle altre. Poi capita a te e arriva lo shock. Si resta traumatizzate. Ci ho messo un po’ di tempo per assorbire la notizia, perché inizi subito a immaginare le conseguenze più brutte». Il primo pensiero è per la figlia, che nel 2009 ha solo 13 anni. 

Mi chiedevo, se le cose dovessero andare male come devo fare, come devo comportarmi?.

Inizia il tour. Gli esami di controllo per accertarsi che il tumore sia localizzato solo nel seno e non in altre parti del corpo. Il limbo, l’incertezza dura circa due settimane, il tempo delle verifiche e il verdetto è: quadrantectomia. L’intervento chirurgico conservativo permette l’asportazione del tumore e dà la possibilità a Laura di mantenere il resto dei tessuti.

«Era un tumore, maligno e anche aggressivo. Ho dovuto fare sia la chemioterapia sia la radioterapia. La chemio non è una passeggiata, quando fai le sessioni stai molto male, soffri di nausea, hai una stanchezza infinita. E la questione dei capelli è dolorosa anche dal punto di vista psicologico. Quando mi hanno detto che li avrei persi ho iniziato a tagliarli cortissimi, così è stato un po’ meno drammatico. Poi non volevo mettere una parrucca, ma con mia figlia e il lavoro in ufficio.... Un giorno sono andata in negozio con un’amica, l’abbiamo buttata sul ridere e l’ho trovata: era corta, sul rosso biondo, che è un colore che ogni tanto mi faccio sui miei capelli naturali. Mi piaceva un sacco, ce l’ho ancora archiviata da qualche parte in casa. È diventata un’amica». 

Laura, a fatica, concilia malattia, famiglia e lavoro. Ma decide di non restare a casa a ciclo continuo, durante la chemioterapia e la radioterapia, vuole uscire e reagire. In un parco vicino a casa trova conforto e immagina che la natura possa assorbire la negatività della malattia. È convinta che restare positiva possa portare beneficio anche al corpo e aiutarlo a rispondere meglio ai trattamenti.

Dopo le terapie ho iniziato a fare i controlli semestrali. La scintigrafia era l’esame che psicologicamente mi metteva più agitazione: ti iniettano un radiofarmaco e devi rimanere alcune ore in struttura perché altrimenti passi la radioattività a un’altra persona. Perciò ti chiedi chissà che effetto ti farà dopo tutte le terapie che hai già fatto. Poi c’era la mammografia e l’ecografia mammaria. Fino a quando ho fatto queste visite, i primi due anni, l’ansia era davvero alta.

Oggi, 11 anni dopo la scoperta del tumore, Laura sta bene e fa regolarmente gli esami del sangue, la mammografia e l’ecografia di routine. Dal 2020 è Pink Ambassador per Fondazione Veronesi, si allena, corre e partecipa alle competizioni sportive della Fondazione per raccogliere fondi a favore della ricerca. Come ambasciatrice promuove un messaggio molto importante: dopo la malattia si può tornare a vivere anche più forti di prima. 

Nel frattempo Valentina, sua figlia, si è laureata.

LA PREVENZIONE È IMPORTANTE 

Alle donne indecise dico che non bisogna pensarci due volte, devono prenotare le visite di controllo e andarci senza ansia. Bisogna educare sé stesse ai controlli e bisogna parlare, condividere. Chiudersi fa aumentare le paure. Non fare prevenzione fa la differenza sulla tua vita, perché se aspetti e sei sfortunata, un piccolo male può trasformarsi in una montagna. E quando è tardi non c’è più tempo per i ripensamenti.


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