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Tumore al seno: la storia di Alessandra

Pubblicato il 18/10/2021 - Aggiornato il 08/03/2022

La spinta a fare la prima visita di controllo l’ho avuta dalla mia amica Roberta. Oggi mi piace pensare che, condividendo la mia storia, possa essere il mio racconto a fare da stimolo: hai 40 anni? Hai fatto il controllo al seno?

L'IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE

Fino al 2008 Alessandra non aveva quasi mai visto un medico, neanche un dentista. Dopo le ostetriche che avevano fatto nascere i suoi figli, Valentina e Federico, l’unico appuntamento fisso con l’ospedale era per la donazione del sangue “ho il sospetto che mi prendessero tanti litri quanti a un uomo, dato che ero una giovane di sana e robusta costituzione».

Poi la scoperta del tumore. «Devo dire la verità, sono andata a fare l’ecografia perché la sorella della mia amica è specialista di radiologia, e avevo paura che se non l’avessi accompagnata avrebbe potuto pensare che io non mi fidassi di sua sorella. Ha prenotato la visita per tutte e due ma per un gioco del destino l’appuntamento è slittato di qualche mese. E si è rivelata una coincidenza fondamentale».

Il piccolo tumore che la specialista trova nel seno di Alessandra con mammografia e ecografia è così piccolo che, se avesse fatto il controllo alla data stabilita, forse non sarebbe emerso. «Era solo una macchiolina sullo schermo ma si capiva che c’era qualcosa di strano. Quando mi hanno fatto l’esame dell’ago aspirato ho letto la risposta nel volto della dottoressa. A quel punto mio marito mi raggiunge e, da uomo che lavora con i numeri, chiede la percentuale di probabilità che possa essere un tumore maligno. La risposta probabilmente era già 99% contro 1%, ma per tranquillizzarci ci rispondono che potrebbe essere del 50%. E ci crolla il mondo addosso».

Quando arriva la risposta definitiva Alessandra è in partenza per le vacanze di Pasqua, ma la specialista di Auxologico la chiama per leggerle il referto dell’esame dell’ago aspirato e per iniziare a fissare gli appuntamenti con il senologo e il chirurgo che si occuperà di lei in sala operatoria.

PAURE E RAZIONALITÀ

«Il periodo che ricordo con più timore, quello in cui ero più preoccupata, era quello in cui non sapevo e allo stesso tempo c’era ancora una possibilità che non fosse un tumore. Quando mi hanno detto che cosa era, mi hanno dato il suo nome e cognome...allora mi sono detta va bene, anche io ho un nome e cognome e ora che so chi è il mio nemico combattiamo. E la battaglia l’ho vinta io».

Il tumore era sotto il centimetro, non aggressivo e per il 98% di natura ormonale. Alessandra non ha mai fumato, non ha “vizi”, ha sempre avuto uno stile di vita sano e fa sport. Durante la maternità ha allattato i suoi figli fino a quasi un anno e queste sono tutte attività che dovrebbero aiutare a non incontrare un tumore sulla propria strada. «Ma c’è sempre il fattore sfortuna» racconta Alessandra.

«L’importante è riuscire a trovarlo nel momento giusto, all’insorgere, e questo si può fare solo attraverso i controlli. So che la tecnologia è cambiata dal 2009 ma durante la mia operazione mi hanno sottoposta a una concentrazione di radioterapia che mi ha permesso di risparmiarmi una dozzina di applicazioni post intervento. Dopo la radioterapia, per cinque anni ho preso una pillola di tamoxifene (farmaco che protegge dalle recidive del tumore). E poi ogni 28 giorni dovevo sottopormi a una puntura che mi dava le “gioie” di una menopausa forzata: oggi che vivo la menopausa naturale riconosco alcuni dei sintomi. Per me però erano solo gli strumenti necessari a togliere quella cosa nel mio corpo che andava eliminata». 

La forza, come ha raccontato anche Laura, alla fine la trovi. Devi cercarla e trovarla dentro di te. L’istinto ti porta a capire che vuoi vivere. «Mi sono aggrappata alla vita” continua Alessandra, “ero certa che questo tumore non mi avrebbe fatto morire ma temevo che la qualità della mia vita sarebbe peggiorata, che non sarei riuscita a fare molte delle cose che facevo prima. Speravo di essere riuscita a non trasmettere questa incertezza ai miei figli ma una vecchia insegnante di mia figlia mi ha detto che per Valentina la mia malattia è stato il momento più brutto della sua vita».

UNA NUOVA VITA

Da questa esperienza Alessandra ha imparato a vivere con più leggerezza e più spensieratezza. «Voglio dare la giusta importanza alle cose che davvero preoccupano. Ciò che non è importante non merita le nostre ansie. Ridimensionare le mie priorità è stata una lezione e godermi le cose belle della vita a cui non davo peso prima».

Del periodo del tumore è rimasta una bella sorpresa: Davide, il marito di Alessandra, che durante la malattia si è trasformato in un factotum. “Lo dico spesso a mio marito, tu sei abituato ad avere una donna forte al tuo fianco. Io odio chiedere o dipendere dagli altri. E lui non era abituato ad accudirmi. Mentre ero malata però è stato capace di prendersi cura di me, dei nostri figli, della casa. Era servizievole, amorevole. Quando mi trascura, scherzando, gli dico di ricordarsi di quel Davide». 

Oggi per Alessandra è una follia che ci siano ancora donne indecise sul fare gli esami per la prevenzione del tumore al seno.

«Non dovrebbe essere una opzione, dovrebbe essere un dovere. Verso noi stesse e verso i nostri familiari che non vogliamo veder soffrire. Quando ho scoperto il tumore avevo 40 anni: è successo proprio all’inizio del mio percorso di prevenzione».

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