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Cuore e riabilitazione: la storia della fisioterapista Alice

Pubblicato il 23/09/2022

Non credo che uno sport sia migliore di un altro. Io ho sempre trovato naturale correre, per me è istintivo. Quello che le persone devono trovare per sé è un’attività che dia senso di pienezza, serenità. Uno sport capace di invogliare a praticare per stare bene, che non senti di fare per dovere o per bisogno, perché ti offre momenti per riflettere, sfogarti, conoscere persone che condividono la stessa passione.

Alice ha 29 anni, lavora in Auxologico Piancavallo come fisioterapista per le Unità di Riabilitazione Cardiologica e Riabilitazione Pneumologica, e qui ci spiega perché correre fa bene al suo cuore, sia dal punto di vista fisico sia dal punto di vista emotivo.

Dopo aver passato buona parte dell’adolescenza gareggiando, a livello agonistico in competizioni su scala nazionale, decide di laurearsi in Fisioterapia. Quando arriva il momento di scegliere su quale tipo di paziente specializzarsi, però, non segue la strada del supporto alla categoria degli sportivi ma preferisce mettersi alla prova con le persone comuni.

Ho capito che la Riabilitazione poteva essere la mia strada perché mi vedevo a fianco di quelle persone che si trovano in difficoltà e pensano di non poter più vincere nella vita. Nel percorso di un paziente che deve tornare a camminare in autonomia, come dopo un periodo costretto a letto, apprezzo il lavoro necessario a dare sicurezza. Un sentimento che si costruisce giorno dopo giorno, incoraggiando i pazienti a usare alcuni accorgimenti, a modificare la loro visione sui movimenti del corpo, spiegando ogni gesto.

Un paziente che deve seguire un percorso di riabilitazione cardiologica, per esempio, viene sensibilizzato sulla quantità di sforzo che può sostenere nelle diverse abitudini quotidiane o in una determinata fase della sua patologia. I momenti più delicati sono quelli dedicati alla motivazione delle persone ricoverate.

Si deve scegliere cosa dire e come essere efficaci. C’è chi ha bisogno di scontrarsi con la realtà della patologia e eseguire esercizi attivi che diano consapevolezza della propria condizione. Altri hanno bisogno prima di tutto di essere ascoltati sul senso di incapacità e insicurezza che provano. Le attività di riabilitazione moderne si basano su un approccio bio-psico-sociale, che considera i fattori biologici, psicologici e sociali di ognuno. A volte decido di iniziare a lavorare sulle paure del paziente, per incoraggiarlo a essere costante verso il percorso che gli propongo.

Quando Alice ha scelto di trasferirsi da Biella a Piancavallo, per lavorare in Auxologico, ha iniziato a conoscere le montagne della zona di Verbania correndo, e questo l’ha aiutata a stringere un forte legame con i colleghi che hanno la stessa passione per la corsa. A giugno 2019 la prima gara costruita assieme, la Maratona della Valle Intrasca in trail running, una disciplina di corsa in ambiente naturale e nel 2022 il podio: terzo posto per Alice insieme alla compagna di squadra e collega Alice Rolla.

Avevo ridotto molto gli allenamenti, non li chiamavo neanche così perché ero passata da più di due ore di allenamento quotidiano a neanche mezz’ora un paio di volte a settimana. Ma la possibilità di condividere la passione per la montagna e la corsa, esplorare nuovi sentieri e mettermi in gioco con i colleghi, è stato trainante e mi ha riportato ai ritmi di una volta. Da poco abbiamo fatto un corso di alpinismo insieme: uno stimolo ancora più forte per rimanere sempre allenata e scoprire nuovi panorami incredibili.


Oltre 60 anni di
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18 sedi in
Lombardia, Piemonte, Lazio e Romania
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