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Cambiare stile di vita: la storia del Prof. Luca Persani

Pubblicato il 19/01/2022 - Aggiornato il 20/01/2022

Quando ero giovane il basket appariva come una novità rispetto ad altri sport popolari, come il calcio o il ciclismo, e me ne sono appassionato anche per questo. Ho iniziato quando andavo alle scuole medie e oggi che ho 62 anni non ho ancora smesso.

Il Prof. Luca Persani guida una delle eccellenze di Auxologico, l’Unità Operativa Complessa di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, con unità ultra-specialistiche come il Centro Ambulatoriale Obesità, il Centro Tiroide, quello delle Malattie del Metabolismo Osseo e Diabete Mellito, e quello dei Disordini della Riproduzione e dello Sviluppo Puberale. Tutti i giorni si prende cura dei suoi pazienti e guida le sue équipe di ricerca, ma non dimentica di dedicare un po’ di tempo anche al suo benessere fisico.

“Fare sport ci aiuta a mantenere una condizione fisica ottimale, un peso corporeo adeguato riducendo il rischio di sovrappeso/obesità. L’attività fisica è utile anche per conciliare il sonno, ci aiuta a riposare meglio. E ancora serve a prevenire o perlomeno ridurre i rischi di una vasta serie di malattie, comprese quelle del sistema cardiovascolare o del metabolismo osseo. Sotto controllo medico, senza che sia necessario praticare a livello agonistico, lo sport o l’attività fisica più in generale può essere uno strumento di prevenzione e sovente utile come terapia o strumento riabilitativo”.

Il valore del gioco di squadra solitamente viene associato alle attività per bambini, ma si sottovalutano gli stimoli che può dare alla vita di una persona adulta. “Ho conservato la mia passione per il basket perché è un gioco di squadra che facilita la socialità, c’è sostegno reciproco e incoraggia a lavorare in gruppo” racconta il Prof. Persani, ma non solo. “Favorisce le amicizie e diventa uno stimolo per stare insieme anche dopo l’allenamento, nel mondo fuori dallo sport”.

Tra il basket e la vocazione per la medicina ha poi vinto la seconda, ma Il Prof. Persani ha raggiunto la serie D prima di dedicarsi anima e corpo alla specializzazione in Endocrinologia e Malattie del Ricambio:

Con la specializzazione ho smesso di gareggiare nei campionati più impegnativi. Due, a volte tre allenamenti alla settimana, e poi la partita nel fine settimana. Oggi mi alleno una volta alla settimana e faccio parte della squadra di basket dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Milano (OMCEOMI). Molti di noi sono over-50, alcuni con un passato di giocatori a livello molto elevato, e cerchiamo nonostante l’età di farci ancora valere rispetto a colleghi un po’ più giovani. Ci ritroviamo agli allenamenti e poi partecipiamo a partite in cui raccogliamo fondi di beneficienza a favore di enti o associazioni di sostegno ai pazienti.
Non siamo gli unici in questo campo, abbiamo affrontato in passato la squadra di basket degli artisti o quella dei magistrati. Poco tempo fa abbiamo giocato contro la neonata squadra di basket dei medici di Brescia (OMCEOBS). E abbiamo vinto! Lo spettacolo non è quello della NBA ma l’entusiasmo c’è sempre!

Un’altra persona speciale con cui il Prof. Persani condivide l’amore per il basket è Rodrigo, il figlio di 18 anni. Lo accompagna alle partite, davanti alla tv tifano insieme l’Armani Jeans Milano e quando possono giocano a uno contro uno nel loro campetto preferito. C’è un pregiudizio che va smontato, sia sullo sport di gruppo praticato dagli adulti sia sul basket. Il Professore lo spiega così:

Fare attività in compagnia di altre persone, oltre a essere piacevole, aiuta a mantenere la costanza. Vale per le persone che approcciano un nuovo sport per la prima volta, ma non solo. Quando ci si trova in un impegno condiviso l’obbligo diventa più leggero. Gli allenamenti, gli eventi collegati, sono occasioni di convivialità e c’è meno il rischio di cedere alla pigrizia o di smettere di praticare. Non bisogna farsi scoraggiare neanche dai luoghi comuni. Si pensa che il basket sia solo per i “lungagnoni” come me: conosco diverse persone che a livello agonistico hanno usato la tecnica per supplire le carenze fisiche e non superavano il metro e sessanta di altezza. Il basket può essere approcciato da tanti, ognuno deve avvicinarsi in base alle proprie condizioni fisiche e di salute.

Immagine di Insidemedia


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