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Cambiare stile di vita: la storia di Luca

Pubblicato il 13/01/2022 - Aggiornato il 14/01/2022

Cambiare stile di vita non mi è pesato. Mi mancano le immersioni ma devo farmene una ragione. Sto scoprendo nuovi mondi, come il cammino di Santiago di cui ho già fatto sei itinerari. Anche questa è una grande passione, è con me ogni giorno perché ho provato delle emozioni forti e profonde.

Luca è sempre stato un uomo che ama lo sport. Di tutti i tipi. Guidava gli idrovolanti, faceva immersioni. Poi una visita di controllo per il rinnovo della patente di volo cambia tutto. È l’agosto del 2012 e all’Istituto di medicina legale dell'aeronautica scoprono un’insufficienza di grado lieve della valvola mitrale. Nel giro di un anno le condizioni si aggravano e Luca deve subire un intervento, a cuore aperto e fermo per 63 minuti. Nel 2016 una nuova diagnosi indica una cardiomiopatia dilatativa del ventricolo sinistro che poi diventa biventricolare. A questo punto Luca incontra il Centro Cardiomiopatie di Auxologico e viene preso in cura dalla Prof.ssa Lia Crotti e dalla sue équipe. Come dice lui stesso “fortunatamente”.

Qui mi sento una persona e non un numero. Ho un nome e un cognome, si ricordano di me, di quello che faccio, delle mie figlie, delle mie attività. Per me è fondamentale sapere di essere supportato.


Una serie di indagini approfondite, anche di tipo genetico, mettono in luce la mutazione del gene responsabile della cardiomiopatia aritmogena di cui Luca soffre. 
Con il consiglio dei medici di Auxologico alla fine del 2019 si sottopone all’impianto di un defibrillatore e la sua situazione medica si stabilizza. “Ogni sei mesi vengo con gioia all’Auxologico dove mi sottopongono a tutti i controlli. Tra gli accertamenti e la nuova passione per il camminare, le cose ora vanno bene”.

Nella nuova vita di Luca ci sono una nuova passione e un vecchio amore riscoperto. “Da quando ho iniziato a camminare in modo più assiduo ho scoperto il piacere che mi dà la montagna: scopro sempre posti nuovi. Vedo il mondo con occhi diversi. Quando lo guardavo dall’alto, con l’idrovolante, ero in velocità e concentrato sulla guida. Ora invece ho il tempo di sedermi, osservare, riflettere, e innamorarmi del mondo”.
Un appuntamento fisso con gli amici, il lunedì sera alle 19.30, lo porta sul Bollettone, un monte delle Prealpi Comasche.

Durante la giornata, con tutti gli impegni, non si riesce a trovare un momento con sé stessi. Per questo ogni settimana ci vediamo per fare insieme una camminata di un’ora e mezza circa. Sempre la stessa meta, tutti i lunedì dell’anno, nonostante il freddo. Camminiamo, parliamo e arriviamo in questo posto che per me è magico: non c’è nulla, solo una croce, ma si domina sul Lago di Como e su tutta la pianura. Durante le giornate di sole si riesce a vedere anche il Cervino e la catena del Monte Rosa, gli Appennini, la Pianura Padana. A me dà pace. Lo sommo al piacere dello sforzo fisico, che aiuta a far stare bene tutto il corpo, mente compresa.

Lo sport riscoperto invece, sempre grazie agli amici, è il golf. Lo pratica dal lontano 1984, ma il defibrillatore ha costretto Luca a molte limitazioni. Oggi è tornato a giocare e stare in compagnia, facendo sempre attenzione ai momenti di affaticamento.

Come ci si sente quando non si riescono a raggiungere gli obiettivi che si desiderano? 
“Spesso mi è capitato di fare delle rinunce, non poter arrivare alla meta stabilita perché il mio corpo non ce la faceva. Mi dico, sono arrivato fino a qui, mi accontento e torno a casa. Voglio guardarla da un punto di vista positivo: sarebbe stato peggio se non fossi riuscito ad arrivare fino a qui. Mi accontento”.

Ad Aprile 2022 Luca compirà i fatidici 50 anni, e per i prossimi 50 ha un desiderio semplice ma essenziale:

spero di poter fare quello che riesco a fare oggi, magari qualcosa in più. Camminare, giocare a golf. Quello che fa una persona normale, senza problemi.
A chi fa fatica a considerare lo sport come un elemento della vita consiglierei di prenderlo come un’attività di routine, come mangiare, dormire, lavarsi i denti. Se non facciamo una di queste cose ci sentiamo a disagio. Ecco, io se non cammino non mi sento a posto. Bisogna vincere la pigrizia per stare meglio. Penso a quando torno dalla camminata: io mi sento più leggero, perché si svuota anche la mente. Quindi ne approfitto e vado. Serve a poco piangersi addosso, oltre il giusto. Lamentandosi sempre si crea una condizione di disagio e le cose comunque non migliorano. Bisogna reagire e affrontare gli eventi per quello che sono, sempre con il sorriso.


Oltre 60 anni di
ricerca e cura
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16 sedi in
Lombardia, Piemonte, Lazio e Romania
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