Le vaccinazioni negli anziani e nei soggetti fragili

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APPROFONDIMENTI

A cura di

Prof.ssa Daniela Mari

Staff Servizio Geriatria

LE VACCINAZIONI SONO IMPORTANTI PER LE PERSONE ANZIANE O PER I SOGGETTI FRAGILI?

Le vaccinazioni sono uno strumento fondamentale nella prevenzione di patologie ad alta diffusione, morbilità e mortalità, soprattutto nei soggetti anziani e nei soggetti fragili.

COSA SI INTENDE PER SOGGETTI FRAGILI, CRONICI O CON COMORBILITÀ?

Il concetto di fragilità definisce una sindrome legata a molteplici patologie o eventi stressanti che diminuiscono le riserve organiche di un individuo, rendendolo vulnerabile e che predispongono a un alto rischio di eventi negativi come l’ospedalizzazione, la istituzionalizzazione, la disabilità e la morte.

QUALI VACCINI SONO INDICATI PER LORO?

Le infezioni causate da virus influenzali, virus varicella-zoster e pneumococco sono un'importante causa di morbilità e, nel caso di influenza e polmonite da pneumococco, mortalità soprattutto nella popolazione di età superiore ai 65 anni.

Le vaccinazioni antinfluenzale e quella contro lo pneumococco sono, a causa della pandemia da COVID, particolarmente importanti, perché le infezioni delle vie respiratorie si manifestano con sintomi che potrebbero essere confusi con quelli causati da SARS-CoV-2.

Attualmente è consigliata la vaccinazione anti-COVID sia per la propria protezione, sia per quella di altri, familiari e non, soggetti fragili a cui potremmo contribuire a trasmettere il virus.

LA VACCINAZIONE ANTINFLUENZALE E ANTIPNEUMOCOCCICA

Si utilizza il vaccino tetravalente (protegge da 4 varianti di virus influenzale), indicato a tutte le età, ma in particolari a soggetti fragili.

La vaccinazione antipneumococcica è indicata in particolari categorie di popolazione a rischio (oltre agli adulti di età ≥ 65 anni, a soggetti splenectomizzati o agli immunodepressi, ai diabetici, ai pazienti affetti da BPCO e da malattie cardiovascolari).

Sono disponibili due vaccini:

  • il vaccino 13-valente;
  • il vaccino 23valente.

Dopo i 65 anni è consigliato il vaccino polisaccaridico contenente 23 ceppi (23-valente) e si può somministrare anche in contemporanea con la vaccinazione antinfluenzale. Gli adulti a rischio, tra cui quelli con malattie polmonari croniche, compresa la fibrosi cistica, devono essere protetti con entrambi i vaccini.

Si consiglia di far precedere il vaccino 13-valente seguito dopo 2 mesi dal 23-valente per ottimizzare la risposta immunitaria. In questa fascia di pazienti si tende a consigliare richiamo dopo 5 anni in attesa di ulteriori studi.

LA VACCINAZIONE ANTI VIRUS VARICELLA-ZOSTER (FUOCO DI SANT’ANTONIO)

L’Herpes Zoster (HZ) è una patologia virale, acuta, determinata dalla riattivazione dell’infezione latente del virus varicella zoster, da cui praticamente tutti ci siamo infettati in età pediatrica.

La malattia è molto più grave nell’adulto e soprattutto nell’anziano con complicanze come:

  • perdita della vista o dell’udito;
  • infezioni a carico dell’encefalo;
  • mieliti.

Inoltre può recidivare nello stesso individuo.

Colpisce circa un terzo delle persone dai 50 anni, e l’incidenza aumenta con l’aumentare dell’età. Inoltre purtroppo, nel 30% delle persone che si ammalano di Herpes Zoster, compare la nevralgia post-erpetica una malattia grave, caratterizzata da un dolore cronico, che dura da alcuni mesi fino a diversi anni, soprattutto nelle persone anziane o con il sistema immunitario compromesso, e determina una qualità della vita molto bassa.

Attualmente è disponibile un nuovo vaccino (Syngrix) particolarmente efficace anche nella prevenzione di questa condizione invalidante. Tra i 60 e i 69 anni la prevenzione della nevralgia post-erpetica ha dato risultati del 100%, del 93% dai 70 e i 79 anni e negli ottantenni supera il 70%.

L’efficacia è significativamente maggiore rispetto al vaccino precedente e si conserva per almeno 7 anni. Negli Stati Uniti si possono vaccinare con il nuovo vaccino i soggetti precedentemente immunizzati con il vaccino vivo attenuato.

LA VACCINAZIONE ANTI-COVID: PUÒ DARE DEI PROBLEMI?

I problemi più frequenti osservati con tutti i vaccini utilizzati (Pfitzer, Moderrna, Astra Zeneca e Jonshon&Jonshon) sono stati:

  • dolore, gonfiore e arrossamento nel punto dell’iniezione;
  • stanchezza;
  • nausea e vomito;
  • dolori muscolari e articolari;
  • ingrossamento dei linfonodi ascellari;
  • febbre che di solito dura non più di 12 ore;
  • brividi;
  • mal di testa.

Il sistema di farmacovigilanza europeo EMA ha ricevuto segnalazioni di casi di un tipo raro e grave di coaguli di sangue in persone che avevano ricevuto il vaccino. In questi casi, è stato osservato un tipo di coagulo di sangue chiamato trombosi del seno venoso cerebrale (CVST) in combinazione con bassi livelli di piastrine (trombocitopenia) successivi alla somministrazione del vaccino AstraZeneca e Johnson&Johnson.

L’EMA ha stabilito che i benefici del vaccino nel prevenire la malattia da COVID-19 (che a sua volta provoca problemi di coagulazione) superano abbondantemente i rischi, il vaccino non aumenta il rischio complessivo di eventi tromboembolici. Non sono infatti stati confermati fattori di rischio predisponenti, poiché la maggior parte dei casi si sono verificati in persone di età inferiore ai 60 anni.

 Il Ministero della Salute italiano ha raccomandato un uso preferenziale nelle persone di età superiore ai 60 anni e stabilito che chi ha già ricevuto una prima dose del vaccino AstraZeneca possa completare il ciclo vaccinale col medesimo vaccino.

GUARDA L'EVENTO ON LINE: COSA SUCCEDE DOPO IL VACCINO ANTI COVID-19?