Immunità di gregge e Covid-19

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APPROFONDIMENTI

A cura di

Prof. Franco Capsoni

Direttore U.O. Immunologia, Allergologia e Reumatologia - San Luca - Auxologico San Luca

COS’È L'IMMUNITÀ DI GREGGE?

L’effetto diretto di una vaccinazione è la protezione del soggetto vaccinato nei confronti dell’agente infettivo e di possibili complicanze post-infettive.

Tuttavia, le vaccinazioni, quando estese a una popolazione, comportano anche un effetto protettivo sui soggetti non vaccinati; questo effetto “indiretto” è noto come immunità di gregge o immunità di gruppo. Cioè, se la maggior parte dei soggetti di una comunità è immune nei confronti di un patogeno, questo non trova soggetti suscettibili e indirettamente vengono protetti anche i soggetti che per vari motivi (rifiuto, mancanza del vaccino, controindicazioni per patologie concomitanti ecc.)  non sono stati vaccinati.

QUANDO SI RAGGIUNGE?

Per ottenere questo risultato occorre che oltre il 90% della popolazione sia immune.

È UN’IPOTESI PERCORRIBILE PER IL CORONAVIRUS?

No. Anche se in teoria l’immunità di gregge può essere ottenuta spontaneamente lasciando che la maggior parte della popolazione si infetti, ciò è solitamente improponibile, e lo è in particolare nel caso di SARS-COV2.

Infatti, come abbiamo purtroppo imparato, questo percorso sarebbe gravato da un numero inaccettabile di decessi e da un numero altrettanto inaccettabile di persone che avrebbero necessità di ricovero in terapia intensiva o sub-intensiva facendo esplodere il nostro sistema sanitario pubblico e privato.

Si deve quindi ribadire che un’immunità di gregge efficace può essere ottenuta solo tramite un’adeguata campagna vaccinale che coinvolga il maggior numero di soggetti, quando possibile preceduta da una valutazione dell’immunità già acquisita per precedente infezione o esposizione all’agente patogeno.

Non va per altro dimenticato che, essendo SARS-COV2 un virus del tutto nuovo, non possiamo avere la certezza che l’immunità, comunque ottenuta, sia permanente, così come non possiamo ancora sapere se vi saranno mutazioni del virus o recidive di COVID-19 ad andamento stagionale.

E IL VACCINO?

Numerosi centri di ricerca sono attualmente impegnati nella messa a punto di un vaccino e sono cautamente iniziate le prime sperimentazioni nell'uomo. Anche se i tempi previsti per un utilizzo nella popolazione saranno lunghi e sicuramente non inferiori ai 12 mesi (a partire da aprile 2020), non abbiamo motivo di dubitare di una sua futura disponibilità. 

È giusto ricordare che la mancanza di vaccini per precedenti malattie da coronavirus (SARS-CoV e MERS-CoV) fu dovuta alla risoluzione delle epidemie prima che lo sviluppo di un vaccino fosse completato.

QUALI SONO LE NOSTRE ARMI, OGGI?

Con tutte queste incertezze e in assenza di terapie specifiche o vaccini utilizzabili, dobbiamo ancora ribadire che l’isolamento e il distanziamento sociale restano l’unica possibilità attuale per la protezione delle persone e in particolare dei soggetti più fragili.

Solo così possiamo evitare danni maggiori in questo periodo di attesa di terapie e/o vaccini che l’intera comunità mondiale di ricercatori sta cercando di metterci a disposizione.

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