Ictus e Covid-19: una nuova fragilità

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APPROFONDIMENTI

A cura di

Dott.ssa Barbara Corrà

Staff U.O. Neurologia e Stroke Unit - Auxologico San Luca

L'ICTUS AI TEMPI DEL COVID-19

Durante la pandemia da nuovo Coronavirus gli accessi al Pronto Soccorso per ictus si sono drasticamente ridotti, così come per l'infarto.

Il rischio di contagio del Covid-19 ha infatti modificato profondamente la percezione personale dei problemi sanitari.

La paura di recarsi in Pronto Soccorso, unita agli appelli a uscire di casa solo per attività essenziali, ha portato molti pazienti a rimandare i controlli e a sottovalutare i sintomi di ictus in un periodo in cui, a causa della lunga sedentarietà, i pazienti diabetici ad esempio, categoria particolarmente a rischio, sono andati incontro al peggioramento del compenso glicemico.

E la ridotta disponibilità dei servizi sanitari non ha certamente giocato a favore di un attento monitoraggio

LE IMPLICAZIONI NEUROLOGICHE DEL COVID-19

Le caratteristiche dell’infezione da Coronavirus si sono delineate strada facendo, e tutti gli operatori sanitari hanno imparato a conoscere la malattia “in itinere”.

Questo difficile percorso ha consentito di rilevare come l’infezione stessa provochi alterazioni della coagulazione del sangue e dell’endotelio cerebrale che possono determinare complicanze neurologiche.

Ugualmente rischiosa per l'ictus è la possibilità di una cardio-embolia indotta dal danno cardiaco.

NELLA FASE ACUTA DELLA MALATTIA QUAL È IL RISCHIO DI ICTUS?

Le casistiche di cui disponiamo mostrano nei pazienti COVID-19 un più probabile ictus per occlusione di grossa arteria cerebrale, ovvero con maggior rischio di mortalità e disabilità grave, piuttosto che eventi acuti di piccole dimensioni.

Inoltre in questi pazienti si possono verificare eventi emorragici, laddove sia presente una considerevole riduzione di piastrine.

L’attenzione dei ricercatori è però volta a definire l’impatto del danno endoteliale cerebrale diffuso: le prime evidenze neuroradiologiche fanno pensare ad alterazioni di segnale diffuse, con quadri clinici che devono essere però meglio definiti.

Infine, emorragie cerebrali si sono verificate anche in pazienti che avevano avuto recenti traumi cranici, nei quali le alterazioni della coagulazione hanno palesato il danno neurologico.

I pazienti che hanno presentato queste complicanze sono sia uomini che donne, sebbene con una prevalenza dei primi; sono persone con età non avanzata, fra i 50 e i 65 anni e con necessità di cure intensive (ricovero in rianimazione). Le comorbilità, ovvero le patologie pre-esistenti all’infezione da Coronavirus, risultano spesso modeste (es. ipertensione arteriosa).

IL RISCHIO DI ICTUS SI RIDUCE DOPO LA GUARIGIONE DAL COVID?

A questo scenario si affianca una prospettiva a lungo termine che è strettamente connessa all’enorme stress funzionale (scompenso) che l’apparato cardiocircolatorio dei pazienti affetti da Coronavirus ha dovuto sopportare: questo affaticamento del sistema cardiovascolare potrebbe tradursi in un aumento degli eventi vascolari acuti del sistema nervosos centrale di origine cardiaca (ictus ed emorragia cerebrale).

Pertanto, così come è accaduto per la fase acuta della malattia, allo stesso modo andrà costruita un’esperienza del “dopo” attraverso attente valutazioni clinico-strumentali dei pazienti, per intercettare con efficace tempistica l’evoluzione di quella che potremmo chiamare “una nuova fragilità”.

LA RIABILITAZIONE POST COVID

NEUROLOGIA E STROKE UNIT IN AUXOLOGICO SAN LUCA

L’Unità Operativa di Neurologia e Stroke-Unit dell'Ospedale San Lucaa direzione universitaria, è sede della Scuola di Specialità di Neurologia dell’Università degli Studi di Milano e partecipa al programma MD/PhD della stessa Università.

Inoltre è sede di ricerca distaccata del Centro Dino Ferrari  per la diagnosi e la terapia delle malattie neuromuscolari, neurodegenerative e cerebrovascolari dellUniversità degli Studi di Milano.

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