Elaborare il lutto durante l'emergenza coronavirus

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APPROFONDIMENTI

A cura di

Prof. Gianluca Castelnuovo

Staff Servizio Psicologia Clinica

Il coronavirus  (cOVID-19) ha spaccato il paese a metà, ed è come se vivessimo contemporaneamente in due “Italia” diverse, quella che si prepara a ripartire e quella di chi è rimasto indietro. I numeri del contagio a metà aprile 2020 infatti parlano di oltre 20.000 decessi: ciò significa altrettante famiglie coinvolte in processi di elaborazione del lutto.

La morte è evento naturale, che riguarda milioni di persone ogni giorno. A renderla complessa in questo periodo è la condizione particolare in cui essa avviene e in cui le persone si trovano a doverne elaborare gli effetti.

Abbiamo chiesto al Prof. Gianluca Castelnuovo, professore di psicologia clinica in Università Cattolica e psicologo psicoterapeuta di Auxologico, quali sono le dinamiche che intervengono oggi nel processo di elaborazione del lutto, in cosa differiscono da quelle cui siamo abituati e come affrontarle e aiutare gli altri a farlo, in special modo i bambini.

IL LUTTO COME PATOLOGIA

Soffrire per un lutto è del tutto normale - al punto che bisognerebbe preoccuparsi, piuttosto, se la sofferenza per la mancanza di una persona che non c’è più non si presentasse affatto.

Quando una persona cara viene a mancare, il lutto è una tappa obbligata. Si tratta di un periodo di dolore di durata variabile, attraverso il quale è necessario passare per poter ristabilire poi un nuovo equilibrio: non esistono scorciatoie.

QUANTO DURA IL LUTTO?

La durata e l’intensità di questo periodo sono soggettive e cambiano per ciascuno, a seconda del legame con la persona scomparsa. Il legame, la relazione con chi ora non c’è più è appunto la chiave per comprendere il processo: se mancava completamente, è ragionevole che manchi anche il lutto (motivo per cui generalmente non si soffre quando si apprende la notizia della scomparsa di estranei).

Il lutto vero e proprio, quello stato fisiologico di dolore che affrontiamo nel caso venga a mancare una persona cara, non dura pochi mesi ma neppure anni.

UN CAMPANELLO D’ALLARME

Secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) si inizia a ipotizzare una “patologia del lutto” dopo che sono trascorsi almeno 12 mesi per l’adulto e 6 mesi per il bambino dalla perdita della persona cara.

Se trascorso questo periodo la persona è ancora preda del dolore e la vita quotidiana non ha ripreso il suo corso, pur con fatica, allora da un lutto fisiologico stiamo passando a uno persistente e si può ipotizzare una presa in carico da parte di uno specialista “psi”.

IL LUTTO DURANTE L’EMERGENZA CORONAVIRUS

Il lutto quindi ha una sua normalità e un suo decorso. La recente emergenza però ha fatto sì che tale normalità sia stata alterata.

Il percorso di ciascuno nell’elaborazione del lutto passa infatti attraverso due momenti fondamentali, che scandiscono il ritorno alla normalità e l’accettazione di quanto accaduto, e dei quali la condizione di isolamento che ci troviamo ad affrontare ci ha privato.

I MOMENTI DELL’ELABORAZIONE DEL LUTTO

Il primo è l’ultimo saluto che ciascuno può dare alla persona cara prima che muoia. Anche se è certamente preferibile essere presenti fisicamente, in molti casi è venuta a mancare anche una telefonata o una videochiamata per rendere possibile questo momento fondamentale.

Il decorso del COVID-19, specie nei pazienti più anziani, passa dal ricovero a un peggioramento repentino delle condizioni e quindi all’isolamento, senza dare ai parenti il tempo necessario all’ultimo saluto.

Il secondo momento di passaggio è quello del saluto collettivo, il funerale (non importa se maggiormente religioso o laico), che rappresenta il commiato di un’intera comunità e svolge una funzione sociale ben precisa e ha un ruolo determinante nella successiva elaborazione del lutto.

Il divieto degli assembramenti tuttavia include anche questo tipo di cerimonie, pur fondamentali, per ragioni indiscutibili di salute e sicurezza: ma rende più difficile il processo di elaborazione del lutto.

Il fatto che siano venuti a mancare questi riti di passaggio fondamentali per la nostra cultura ha creato una serie di problemi psicologici nuovi. Per esempio, alcuni pazienti riferiscono di sentirsi “congelati” oppure “dentro una bolla”, come se il loro parente non fosse scomparso, perché era come se non fosse stato salutato.

QUALCHE CONSIGLIO PER AIUTARE A SUPERARE IL LUTTO

  • RECUPERA I RITI DI PASSAGGIO

Fare il rito di saluto collettivo appena possibile consentirebbe di “riavviare” il meccanismo di elaborazione del lutto che si è come sospeso durante il lockdown.

  • PROVA A NON PENSARE IN MODO CONTINUO ALLA PERDITA

Un contesto di isolamento è un terreno fin troppo adatto per chiudersi nei ricordi, ma il rischio è quello di rimanerci invischiati. Occorre darsi delle regole, e limitare questi momenti che sono comunque forti emotivamente a luoghi e spazi definiti (per esempio mezz’ora in camera propria).

  • CERCA DI NON ASCOLTARE CONTINUAMENTE NOTIZIE SUL CORONAVIRUS

Bisogna avere la forza di metterci al riparo dal costante bombardamento mediatico, che non può farci bene in questa condizione di temporanea fragilità.

  • RIMANI “VICINO” ALLE PERSONE CARE

Nonostante la necessità di mantenere un distanziamento fisico (che non è in realtà sociale), abbiamo invece più che mai bisogno di mantenere la nostra socialità: per questo motivo occorre sfruttare la tecnologia oggi a disposizione per rimanere in contatto con le persone care, che possono darci conforto anche a distanza.

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  • RICOSTRUIRE UNA NUOVA QUOTIDIANITÀ

Quando l’emergenza cesserà, non ci sarà una ripresa immediata della vita normale, ma un lungo e difficile periodo di convivenza con la malattia. Perciò è importante escogitare nuove modalità di interazione sociale fino a quando non potremo riprendere le nostre abitudini.

AIUTARE I BAMBINI A SUPERARE IL LUTTO

Anche i bambini sono esposti alle complicazioni del lutto in questo periodo. Possiamo però mettere in atto alcuni semplici comportamenti per accompagnarli nella loro personale elaborazione.

In primo luogo, possiamo supportare il processo facendoli esprimere sui delicati temi del lutto e del dolore con i loro specifici linguaggi, che sono diversi da quelli degli adulti, al fine di validare le loro emozioni. L’importante è che si esprimano in qualche modo: non lasciamoli affrontare in silenzio la sofferenza perché ciò potrebbe portare a delle reazioni psicosomatiche, come il mal di pancia, l’agitazione eccessiva, l’insonnia o le emicranie, solo per fare alcuni esempi.

È importante aiutarli a comprendere che non sono gli unici ad aver vissuto quell’esperienza, spiegando come altri bambini possono aver perso un nonno o un’altra persona importante per loro. Ciò li aiuta a sentirsi meno soli.

Bisogna anche lasciarli sfogare concretamente attraverso l’attività fisica, anche in assenza di spazi all’aperto, per scongiurare i rischi di calo del tono dell’umore e difficoltà a dormire.

Con i bambini è importante poi stabilire una nuova routine durante l’obbligo di restare a casa, che non stravolga però gli orari rispetto a quando andavano a scuola - specialmente quelli serali - per mantenere un senso di familiarità, continuità e sicurezza anche nel cambiamento necessario.

Occorre anche parlare della morte con un linguaggio a loro accessibile, come quello delle fiabe, per aiutarli a capire che la vita ha un ciclo, che inizia e finisce.

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