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Interventistica nella patologia nodulare tiroidea



Lo struma o gozzo nodulare tiroideo è tra le patologie endocrine più frequenti e il  riscontro di noduli tiroidei nella popolazione generale è in progressivo aumento con una prevalenza complessiva che può arrivare al 50% se il metodo utilizzato per la diagnosi è quello ecografico.

Quando i noduli benigni, associati o meno a iperfunzione tiroidea, aumentano di volume possono provocare sintomi compressivi a carico delle strutture del collo (dispnea, disfagia, senso di costrizione) e/o problematiche estetiche. Inoltre, ogni anno, il 4% dei noduli pre-tossici va incontro a ipertiroidismo conclamato, che rende necessario un trattamento.
In molti di questi casi il trattamento di prima scelta risulta essere quello chirurgico.

Tuttavia, tale trattamento, seppur radicale,  presenta un rischio di complicanze stimato dal 2% al 10% e, generalmente, ha come conseguenza una terapia ormonale sostitutiva a vita. Inoltre è costoso, richiede il ricovero ordinario di alcuni giorni, e, vista la frequenza delle lesioni tiroidee, è gravato da una lunga lista d’attesa presso i centri specializzati.

Come tutti gli interventi, la tiroidectomia può essere contro-indicata per i pazienti ad alto rischio chirurgico, e  una parte dei pazienti rifiuta questa opzione terapeutica per il rischio dei possibili effetti indesiderati e di danni estetici.

Altra possibile opzione risulta il trattamento radiometabolico con iodio radioattivo (131I), utilizzata a scopo citoriduttivo nei gozzi non tossici e curativo negli adenomi tossici.  Questa terapia presenta alcuni limiti, come la non utilizzabilità in gravidanza, durante l’allattamento e nel periodo pre-concezionale. Inoltre, quando un adenoma tossico risulta > 3 cm, spesso viene indicato il trattamento chirurgico.
 
Il SERVIZIO DI ECOGRAFIA INTERVENTISTICA NELLA PATOLOGIA NODULARE TIROIDEA (SEIPNT ), operante presso la UO di Endocrinologia e Metabolismo dell’Ospedale San Luca, offre due alternative terapeutiche d’avanguardia mini-invasive per il trattamento della patologia nodulare tiroidea:
-          la alcolizzazione percutanea eco-guidata per i noduli prevalentemente cistici;
-          la termoablazione con radiofrequenza per i noduli prevalentemente solidi.
 
L’alcolizzazione eco-guidata è preferibilmente utilizzata nel trattamento dei noduli cistici e dei noduli misti a prevalente componente liquida. Tale trattamento viene eseguito in regime ambulatoriale dopo esclusione della malignità della lesione e lo svuotamento per aspirazione del liquido contenuto nella cisti. L’alcool viene quindi inoculato nella lesione e lasciato agire alcuni secondi al fine di favorire l’adesione cicatriziale delle pareti della cisti.
Tale trattamento non ha praticamente rischi, provoca solo un lieve dolore durante la inoculazione dell’alcool e impedisce il rigonfiamento della cisti con una elevatissima percentuale di successo già al primo tentativo. Più inoculazioni possono essere richieste in lesioni cistiche particolarmente grosse.
 
Per il trattamento dei noduli tiroidei  prevalentemente solidi negli ultimi anni sono state proposte tecniche non-chirurgiche, percutanee, eco-guidate, mini-invasive, che distruggono il tessuto nodulare tiroideo mediante surriscaldamento con vari mezzi fisici (tecniche termo-ablative). Il tessuto distrutto va incontro prima a flogosi, poi a riassorbimento con riparazione fibrotico-cicatriziale e conseguente riduzione di volume. Una di queste tecniche è la Termo-Ablazione del tessuto nodulare mediante Radio-Frequenza (TAB-RFA), che utilizza un’onda radio ad alta frequenza, che surriscalda il tessuto mediante frizione ionica.
La TAB-RFA è già utilizzata da tempo per il trattamento dell’epatocarcinoma, nel tumore del polmone, osteoma osteoide e metastasi ossea, ma ci sono studi anche di trattamenti di tumori del rene, prostata e mammella.

Una revisione sistematica con meta-analisi del 2014 ha dimostrato l’efficacia e la sicurezza di RFA nel trattamento dei noduli tiroidei sintomatici, con riduzione della compressione, miglioramento del disagio estetico e controllo dell’iperfunzione tiroidea.

La riduzione dimensionale del nodulo tiroideo trattato varia dal 40 al 60% del volume iniziale e si osserva già a partire dal primo mese dall’esecuzione della procedura. Tale variabilità dipende dalle caratteristiche strutturali del nodulo.

I vantaggi della TAB dei noduli tiroidei rispetto all’intervento chirurgico consistono nel fatto che, trattandosi di tecnica minimamente invasiva, viene eseguita con un ricovero giornaliero in Day-Hospital, non richiede l’anestesia generale, ma solo una anestesia locale e una breve sedazione reversibile. Inoltre, non residuano cicatrici e il costo della procedura è chiaramente inferiore all’intervento chirurgico classico.

La TAB può essere gravata da complicanze minori, la più frequente rappresentata da dolore nella sede di trattamento, ma di breve durata e intensità. Complicanze più rilevanti, quali ematomi sottocutanei o profondi e lesioni del nervo ricorrente, non si sono mai verificate, ma sono descritte in letteratura. Il trattamento può essere ripetuto e non impedisce un eventuale trattamento chirurgico.

Le indicazioni per tale trattamento sono i noduli solidi benigni (parte solida > 60-70%) che provocano disturbi legati alla massa, quali dolore, deviazione racheale e dei vasi o disfonia, oppure alterazioni estetiche. Inoltre, possono trovare indicazione anche i noduli o adenomi tiroidei autonomi (NTA o ATA, o Adenomi di Plummer), e i noduli anche non sintomatici ma in progressivo accrescimento dopo esclusione della natura maligna.


SERVIZIO DI ECOGRAFIA INTERVENTISTICA NELLA PATOLOGIA NODULARE TIROIDEA (SEIPNT)

COORDINATORE:
Prof. Luca Persani
Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità, Università di Milano
Direttore, UO di Endocrinologia e Metabolismo, Ospedale San Luca,

SEDE: 
UO di Endocrinologia e Metabolismo, Ospedale San Luca (5° piano)
Piazzale Brescia 20 – 20149 Milano

Operatori:
- Dr. Stefano Borgato
- Dr. Chiara Carzaniga

 
 



(2016-05-05 13:50:05)