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Disturbi del Comportamento Alimentare

15 Marzo, Giornata del  Fiocchetto Lilla contro i disturbi del comportamento alimentare (DCA).

Leggiamo la testimonianza di una nostra paziente che ci parla del primo giorno di cura nel nostro Centro DCA.


“Oggi inizia un nuovo percorso, un percorso verso la rinascita. Da una settimana pensavo a questo giorno e fantasticavo su come sarebbe stato il primo incontro: come mi sarei trovata con le altre ragazze, se i medici fossero stati simpatici o monotoni e menefreghisti, le ansie, le paure, le speranze

In treno il tempo non passava più, solitamente mezzora, oggi mi sembrava che si trattasse di un viaggio tra due città poste ai poli opposti del mondo.
Arrivare non è difficile, a un certo punto ti spunta davanti un edificio dalla struttura moderna con una lunga rampa di scale che termina con una porta automatica che sembra invitarti a entrare, neanche se aldilà si trovasse Il Paese delle Meraviglie.

Entrando l’ambiente che mi circondava non era per niente ostile e niente di quello che vedevo mi infondeva brutte sensazioni. Rilassati, pensavo, è come se fosse il primo giorno di scuola.

Appena arrivata mi hanno chiamata, come se riuscissero a riconoscere quelle di noi con un semplice sguardo.
Un’infermiera mi ha chiamata, mi ha presa sotto braccio e mi ha portato in una stanza dove c’era una scrivania, delle sedie, un lettino un altimetro e… una bilancia. 
Mentre l’infermiera mi parlava ho perso la cognizione delle frasi, delle parole, molto probabilmente delle stesse lettere. Mille immagini attraversavano la mia mente, immagini di momenti bui. 
Io. Una bilancia. Io qualche chilo fa, io quindici chili fa

Seguendo l’infermiera ho raggiunto poi una stanza riccamente arredata con tavoli, sedie, cartelloni, disegni. 
C’erano altre ragazze ma quelle che mi circondavano non erano semplici ragazze, davanti ai miei occhi c’era l’esempio fatto e finito della malattia. Ragazze spigolose, ragazze dal sorriso spesso più largo di qualsiasi altra parte del corpo, ragazze dalle lunghe braccia, braccia troppo stanche per compiere movimenti semplici. 
Ragazze cadute fin troppo in basso, talmente in basso da dimenticarsi quale possa essere la normalità, ragazze che trovano la forza in questo psicologico malessere. Ragazze che provano emozioni, compiono azioni, vivono la loro vita come se ogni momento fosse opaco, pallido, vissuto per metà. Loro sono ragazze di vetro
Anzi, noi siamo ragazze di vetro perché se mi trovavo lì doveva pur sempre significare qualcosa.

Mi sono seduta al tavolo e piano piano ho cercato di conoscere queste mie nuove compagne di viaggio.
Ho sentito storie, storie di come questa malattia si è impossessata dei loro corpi.
Ho ascoltato ragazze pronte a distruggere quel vetro che gli impedisce di vivere a pieno e mi sono domandata: e tu cosa vuoi fare? Restare dentro questa bara o combattere per ridurla in frantumi?

Dunque lunedì è stata la prima volta, la prima volta che ho ammesso di avere un problema, la prima volta che ho detto di soffrire di un disturbo del comportamento alimentare. E adesso è tutto un percorso in salita, un percorso verso la normalità, un percorso minato e ricco di nemici, di difficoltà ed insicurezze, ma questo è l’inizio di qualcosa che mi cambierà la vita.”

(15 March 2017)